VIAGGIARE IN COPPIA: QUANDO IL VIAGGIO DIVENTA CONDIVISIONE

da Fabio Dentico
Viaggiare in coppia

Viaggiare in coppia cambia tutto: le dinamiche, le emozioni, persino il modo in cui affronti l’imprevisto.

Il bus si è fermato di colpo. Fuori urla, qualcosa che si rompe, il rumore sordo di pietre contro il metallo. “Chiudete le tende, spegnete le luci”, ha gridato l’autista. Marika mi ha stretto la mano, forte. Eravamo bloccati tra Cartagena e Santa Marta, in piena rivolta. Era il 2021, il nostro primo grande viaggio insieme, e quella notte ci siamo chiesti se ne saremmo usciti.

Menù rapido:
  1. Da viaggiatore solitario a coppia nomade
  2. Cosa cambia davvero viaggiare in coppia
  3. I vantaggi economici (che nessuno calcola bene)
  4. Quando viaggiare in coppia diventa difficile
  5. Come gestiamo spazi personali e ritmi diversi
  6. Il valore della condivisione
  7. Viaggiare in coppia o da soli: non esiste una risposta giusta
 

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Viaggiare in coppia significa anche questo: affrontare l’imprevisto sapendo che non sei solo. Ma significa anche dividersi i costi, litigare per la stanchezza, trovare compromessi tra un trekking di otto giorni e una spiaggia tranquilla. È condivisione, è sfida, è scoprire l’altro in un modo che nessuna cena al ristorante potrà mai regalarti.

Prima di incontrare Marika viaggiavo solo. Mesi in Sud America, zaino in spalla, dormendo in ostelli affollati e parlando con chiunque capitasse. Poi è arrivata lei, per caso, come spesso accade. E tutto è cambiato.

Se ancora non mi conosci, sono Fabio, travel blogger e fotografo specializzato in viaggi outdoor e avventure in natura selvaggia. Da anni esploro il mondo zaino in spalla, documentando culture autentiche e percorsi fuori rotta. Seguimi su Instagram per altri contenuti e ispirazione 👉 @vitadawanderlust

DA VIAGGIATORE SOLITARIO A COPPIA NOMADE

Per anni ho viaggiato solo. Il mio primo grande viaggio in Sud America è stato un’avventura solitaria che mi ha formato, insegnato a cavarmela, a fidarmi degli sconosciuti e a godermi la solitudine. Poi ho incontrato Marika in un momento totalmente inaspettato, e le nostre vite sono cambiate per sempre.

La domanda era: come sarebbe stato in viaggio? Andare d’accordo a casa è una cosa, condividere un bus notturno di 20 ore o una tenda sotto la pioggia è tutt’altro.

Il nostro test è stato la Colombia, tre mesi nel 2021. E lì ho capito il valore di quella frase che Alex Supertramp scriveva nel suo diario: “La felicità è reale solo se condivisa”.

Deserto della Guajira – Colombia

Trovare qualcuno con cui stai bene è fortuna. Trovare qualcuno che guarda nella stessa direzione, che sceglie la libertà invece della sicurezza, che preferisce una notte sotto le stelle a un divano comodo, è una fortuna immensa.


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COSA CAMBIA DAVVERO VIAGGIARE IN COPPIA

La socializzazione con altri viaggiatori

Quando viaggiavo solo, conoscere gente era naturale. Un backpacker solitario in ostello è un magnete per altri viaggiatori. Ti siedi a cena, qualcuno si avvicina, si chiacchiera, si condivide una birra. Così ho scoperto posti fuori dai circuiti turistici, come quella località nell’Amazzonia peruviana dove ho vissuto un’esperienza incredibile nella foresta pluviale.

In coppia è diverso. Quante persone si avvicinano a una coppia seduta a cena? Poche, quasi nessuno. Non è che non conosciamo più viaggiatori, anzi. Abbiamo incontrato coppie meravigliose e backpacker fantastici, ma l’approccio cambia. Sei visto come un’unità, non come un individuo in cerca di compagnia.

La logistica e il peso dell’avventura

Partire per un viaggio avventura in coppia ha vantaggi pratici enormi. Uno porta la tenda, l’altro il kit da cucina. Dividi il peso del cibo, dell’attrezzatura fotografica, dei vestiti tecnici. Durante il nostro road trip nel Western Australia avevamo riempito il 4×4 di tutto: attrezzatura da campeggio, provviste per giorni, litri d’acqua. Da solo sarebbe stato un incubo logistico.

E quando abbiamo forato sulla Gibb River Road, una strada sterrata nel cuore del Western Australia senza connessione, essere in due ha fatto la differenza. Abbiamo dovuto svuotare completamente il 4×4 per cambiare la ruota, e ci sono volute due ore sotto il sole cocente. Da solo sarebbe stato molto più complicato.

La solitudine (o la mancanza)

Durante i lunghi viaggi in solitaria, la solitudine arriva. È normale, fa parte del percorso. Alcuni giorni ti pesa, altri la accogli. Ma è lì.

In coppia non l’ho mai sentita. Questo non significa che non abbiamo momenti duri, di tristezza o sconforto, ma non solitudine. Marika è sempre lì, nei giorni di pioggia infinita in Colombia come nelle notti magiche sotto la Via Lattea nel deserto australiano.

Viaggiare in coppia significa avere qualcuno che ti fa forza quando ne hai bisogno, quando il viaggio si fa duro e vorresti solo tornare a casa.

I VANTAGGI ECONOMICI (CHE NESSUNO CALCOLA BENE)

Parliamo di soldi, perché in un lungo viaggio ogni euro conta.

Camere private: Viaggiando in coppia, con il tempo abbiamo iniziato a preferire le camere private agli ostelli condivisi, per avere i nostri spazi e un po’ di privacy. E anche da un punto di vista pratico, spesso è la scelta più vantaggiosa: in molti luoghi, soprattutto nelle zone più remote o meno turistiche, non ci sono ostelli o camerate, e prendere una stanza doppia diventa la soluzione più comoda ed economica. Quando viaggi da solo, invece, sei tu a dover coprire l’intero costo della stanza, mentre in due è tutto più semplice da gestire.

Trasporti: Uber, taxi, transfer privati. Tutto diviso due. Ogni spostamento costa la metà rispetto a viaggiare da solo. Ripetilo per mesi di viaggio e capisci il risparmio.

Tour privati: Qui il vantaggio è enorme. Il nostro tour di quattro giorni nella foresta di Sumatra ci è costato la metà rispetto a quanto avrei pagato da solo. Stessa cosa per i tre giorni sul Kinabatangan River nel Borneo Malese. I tour privati hanno un costo fisso, dividilo per due e il gioco è fatto.

QUANDO VIAGGIARE IN COPPIA DIVENTA DIFFICILE

Viaggiare in coppia non è tutto rose e fiori. Sarebbe disonesto raccontarti solo la parte bella.

La stanchezza che logora

Dopo 20 ore di bus notturno, con le ossa rotte e la testa pesante, perdi lucidità. E quando perdi lucidità nascono gli screzi. Durante i nostri lunghi spostamenti in bus a Sumatra abbiamo avuto piccole discussioni. Lei avrebbe preferito prendere un aereo e farla finita, io abbracciavo l’idea romantica del viaggio lento, con tutte le scomodità del caso.

Tra noi due sono quello più calmo, più adattabile. Forse l’esperienza di viaggio in solitaria mi ha insegnato ad accettare meglio certe situazioni. Ma quando uno dei due è stanco, tutto si amplifica.

I compromessi necessari

Per il mio 39esimo compleanno eravamo a Sumatra. Io volevo otto giorni nella foresta, a “caccia” di oranghi, dormendo in tenda, vivendo un’avventura selvaggia. Marika votava per due giorni. Otto contro due. Abbiamo trovato il compromesso a quattro giorni.

E sai cosa? Sono stati quattro giorni incredibili. Ricchi di emozioni, incontri con oranghi selvatici, notti nella giungla con i suoni della foresta intorno. Il compromesso ha funzionato.

Un orangotango maschio nella giungla di Sumatra

Viaggiare in coppia significa rinunciare a volte al proprio ritmo per trovare un ritmo comune. E se non sei disposto a farlo, meglio viaggiare da solo.

Quando tutto va storto

Torniamo a quella notte in Colombia, tra Cartagena e Santa Marta. I rivoltosi avevano bloccato la strada, la protesta pacifica era diventata violenta. Ci hanno detto di chiudere le tende, spegnere le luci. Fuori pietre contro il bus, urla, caos. Poi sono arrivati i lacrimogeni.

Il bus si è riempito di fumo, la gente urlava, i bambini piangevano. Marika piangeva anche lei, ad entrambi ci lacrimavano gli occhi, sudavamo chiusi in quel bus strapieno. Fortunatamente eravamo vicino alla porta e non ci mancava l’aria, a differenza di chi era in fondo e non riusciva a respirare.

Sentire le sirene della polizia e vedere i lampeggianti blu arrivare in nostro soccorso è stata una benedizione.

In quei momenti, avere Marika accanto mi ha fatto capire il valore di non essere solo. Ci siamo fatti forza, ci siamo detti che sarebbe andato tutto bene, anche senza crederci davvero. E quando è finito, abbiamo tirato un sospiro di sollievo così forte che ancora oggi ci viene da ridere ricordando quella notte.

Sulla Gibb River Road poco prima che mi rompessi la testa.

Oppure quando mi sono spaccato la testa sulla Gibb River Road. Ero sceso per fotografare quella strada epica e dissestata, quando ho visto arrivare un bus 4×4 a forte velocità. Per evitare pietre e polvere sono risalito in auto di corsa, sbattendo la testa contro il telaio. Un taglio profondo, sangue che mi colava in faccia.

Marika si è agitata, ma l’ho aiutata a mantenere la calma. Mi ha bloccato l’emorragia premendo con un asciugamano pulito, ha pulito la ferita con acqua fresca. Eravamo a 300 chilometri dall’ospedale più vicino, su una strada sterrata senza connessione. Essere in due in quel momento è stato fondamentale.

Oggi quella cicatrice è un ricordo. Un ricordo di quella strada infinita, di quel viaggio che non dimenticherò mai.

VIAGGIARE IN COPPIA: COME GESTIAMO SPAZI PERSONALI E RITMI DIVERSI

Nonostante siamo una coppia affiatata, ognuno ha bisogno dei suoi spazi. Dei suoi momenti. Dei silenzi.

Li ritroviamo leggendo, ascoltando musica, guardando dal finestrino durante gli interminabili spostamenti in bus. Durante i trekking passiamo ore in silenzio, ognuno perso nei propri pensieri, ascoltando solo il rumore dei nostri passi sul sentiero. È come essere soli, ma sapendo che c’è qualcuno su cui contare in caso di problemi o stanchezza.

Quando mi perdo nella fotografia wildlife all’alba, Marika dorme o si dedica ad altro. Quando lei ha sonno va a dormire, io mi concedo del tempo per me perché mi piace vivere la notte, godermi il silenzio e la pace.

Prima del nostro matrimonio a Koh Tao, avevamo una routine perfetta. Mi svegliavo alle 6:00, mi allenavo sulla spiaggia, ci incontravamo alle 7:30 per la colazione in riva al mare. Ognuno con i suoi tempi, senza costringere nessuno a fare qualcosa controvoglia.

Anche nell’organizzazione pratica del viaggio abbiamo i nostri ruoli. Io mi occupo di spostamenti, itinerari, mappe. Lei delle strutture dove dormire, dei ristoranti, dei dettagli. Ci confrontiamo su tutto, ma ognuno ha il suo compito. E funziona.

IL VALORE DELLA CONDIVISIONE

Le notti passate sotto la Via Lattea che brillava e si muoveva lenta sopra le nostre teste. Il calore del fuoco coccolava i nostri visi, mentre lo scoppiettio riempiva i silenzi. Ogni sera così è stato un viaggio tra sogni, desideri e ciò che avremmo fatto.

Le colazioni vista oceano a Perth, sveglia alle 7:00 per trovare poca gente e goderci i suoni della natura senza confusione. Ci piaceva stare lì e parlare dei nostri progetti, di dove ci sarebbe piaciuto andare. Il caffè che si raffreddava mentre parlavamo, il sale sulla pelle, il vento che portava l’odore dell’oceano. E l’immancabile avocado toast, il nostro rito quotidiano.

In riva al mare abbiamo preso le decisioni più importanti, come quando abbiamo deciso di trasferirci in Australia, dove abbiamo vissuto due anni meravigliosi. La nostra idea di vita lenta si è rafforzata lì, durante quelle colazioni infinite con l’oceano davanti.

Quando viaggiavo solo mi capitava più spesso di andare a ballare, magari trascinato da altri viaggiatori o per festeggiare la fine di un trekking pesante. In coppia è successo di rado. Abbiamo preferito un altro tipo di serata, più tranquilla, più nostra.

E questo è bellissimo. Non è rinuncia, è scelta.

VIAGGIARE IN COPPIA O DA SOLI: NON ESISTE UNA RISPOSTA GIUSTA

Personalmente non c’è uno stile di viaggio migliore dell’altro. Sia viaggiare in coppia che in solitaria ha aspetti positivi e negativi, ma l’importante è affrontare ogni viaggio con il giusto stato d’animo.

Con Marika mi trovo benissimo, ma niente esclude che se un giorno vorrò intraprendere un’avventura in solitaria, sarò libero di farlo. E lei lo stesso.

Quello che posso dirti è che certe esperienze del viaggiare in coppia mi hanno regalato una tranquillità che da solo non avrei avuto. Un road trip attraverso deserti e zone disabitate, senza connessione per giorni, farlo in due ti dà quella sicurezza che fa la differenza. Quando ti rompi la testa a 300 chilometri dall’ospedale, quando fori nel nulla, quando ti perdi su una strada sterrata senza indicazioni.

Ma anche da solo ho vissuto esperienze che in coppia non avrei mai fatto. Ho conosciuto persone incredibili, ho cambiato programma all’ultimo secondo, ho seguito istinti senza dovermi confrontare con nessuno.

Honeymoon Pool – WA

Entrambi i modi di viaggiare sono validi. Dipende da cosa cerchi, in che momento della tua vita ti trovi, con chi condividi il percorso.

E tu, preferisci viaggiare in coppia o da solo? Raccontami la tua esperienza nei commenti. Hai mai litigato in viaggio per stanchezza? Come gestisci gli spazi personali con il tuo partner durante lunghi viaggi?

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi sta pianificando un viaggio in coppia. E se vuoi scoprire altre storie delle nostre avventure tra Australia, Sud America e Sud Est Asiatico, iscriviti alla newsletter di Vita da Wanderlust.

Buon viaggio, ovunque tu vada. E con chiunque tu scelga di condividerlo.

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