Scalare il Huayna Potosí: guida completa alla vetta dei 6088 metri in Bolivia

da Fabio Dentico
Huayna-Potosì

Scalare il Huayna Potosí era, fino a poche settimane prima, poco più di un’idea buttata lì durante una conversazione. Poi quella conversazione si è trasformata in un piano, in un impegno, e quell’impegno mi ha portato a 6088 metri sulla Cordillera Real, a pochi chilometri da La Paz, a guardare il sole sorgere sopra le nuvole. Il Huayna Potosí è considerato uno dei seimila più accessibili al mondo, ma non si affronta alla leggera: ghiacciaio, ramponi, temperature ben sotto zero e quasi sei ore di scalata notturna. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere su come scalare il Huayna Potosí: costi aggiornati, come organizzarsi, cosa portare e la mia esperienza diretta, giorno per giorno.

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Sono Fabio, travel blogger e fotografo specializzato in viaggi outdoor e avventure in natura selvaggia. Da anni esploro il mondo zaino in spalla, documentando culture autentiche e percorsi fuori rotta. Condivido solo esperienze vissute in prima persona: consigli pratici, costi reali e nessun filtro. Il mio obiettivo è aiutarti a pianificare viaggi autentici, non farti solo sognare. Seguimi su Instagram @vitadawanderlust.

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Quando andare a scalare il Huayna Potosí

Il periodo migliore va da maggio a ottobre, nella stagione secca boliviana. In questi mesi il cielo è generalmente limpido, le precipitazioni rare e le condizioni sul ghiacciaio più stabili. Da novembre ad aprile le piogge frequenti e le nuvole persistenti rendono la scalata più difficile e la visibilità sulla vetta spesso scarsa. Le nevicate sono possibili tutto l’anno, indipendentemente dalla stagione.

Scalare il Huayna Potosí: quanto è difficile davvero?

Il Huayna Potosí è spesso definito uno dei seimila più accessibili al mondo, ma questo non significa che chiunque possa affrontarlo senza preparazione. La difficoltà tecnica è contenuta: il percorso non richiede competenze alpinistiche avanzate, e il primo giorno è dedicato proprio alla pratica su ghiaccio con ramponi e piccozza. Quello che mette alla prova è l’altitudine. Tra i 5200 e i 6088 metri, ogni passo richiede più sforzo di quanto ci si aspetti, il freddo notturno è intenso e la mancanza di ossigeno si sente in modo concreto.

Chi è in buona forma fisica, si è acclimatato correttamente a La Paz e segue le indicazioni della guida ha ottime probabilità di raggiungere la vetta. Non è una passeggiata, ma è alla portata di chi non ha mai scalato un seimila prima — come nel mio caso.

Panorama dal Huayna Potosí

Come organizzare la scalata del Huayna Potosí

La scalata va obbligatoriamente effettuata con una guida autorizzata, a meno che chi sale non sia a sua volta una guida certificata. Le agenzie si trovano facilmente a La Paz: il consiglio è di passare di persona, confrontare le opzioni e verificare l’attrezzatura inclusa prima di versare qualsiasi acconto.

Esistono due formule principali: il tour da due giorni (una notte) e quello da tre giorni (due notti). Quest’ultimo è quello consigliato. Il primo giorno è dedicato all’acclimatamento e alla pratica sul ghiacciaio, il secondo al trasferimento al campo alto, il terzo alla salita notturna e alla discesa. Il tour di tre giorni è quello con le maggiori probabilità di successo, soprattutto per chi arriva da quote più basse o non ha esperienza su ghiacciaio.

Una regola di sicurezza fondamentale: le guide puntano a raggiungere la vetta entro le 7:00 del mattino. Con il sole il ghiaccio inizia a sciogliersi e il rischio di valanghe cresce: per questo le tempistiche di partenza si aggirano intorno alla mezzanotte.

Prima della scalata, assicurati di essere acclimatato. La Paz si trova già tra i 3200 e i 4100 metri di altitudine a seconda del quartiere: trascorri almeno due o tre giorni in città, fai qualche camminata in quota e lascia che il corpo si adatti prima di partire per il campo base.

Per trovare alloggio a La Paz prima e dopo la scalata, puoi cercare su Booking.com.

Costi per scalare il Huayna Potosí

I prezzi variano in base alla durata e alla formula scelta. I tour condivisi di tre giorni all-inclusive (guida, attrezzatura, trasporto, pasti, rifugi) si trovano intorno agli 850-1000 bolivianos. Il tour privato, con guida dedicata solo a te, costa di più: io ho pagato 1300 bolivianos per l’opzione privata, avendo contattato direttamente la guida su consiglio di un ragazzo conosciuto durante il Salkantay Trek.

A questo si aggiunge la tassa d’ingresso al parco: circa 50 bolivianos a persona. I prezzi possono variare, quindi conviene verificare sul posto al momento della prenotazione.

Nei tour all-inclusive è generalmente compresa l’attrezzatura tecnica (ramponi, piccozza, imbracatura, casco, corda), il sacco a pelo e i pasti ai rifugi. La mancia alla guida, se il servizio è stato buono, è apprezzata e non è inclusa nel prezzo.

Cosa portare per scalare il Huayna Potosí

L’attrezzatura tecnica (ramponi, piccozza, imbracatura) è inclusa nel tour e fornita dall’agenzia. Quello che devi portare tu riguarda l’abbigliamento e i piccoli accessori personali:

  • Abbigliamento termico a strati: maglia termica, pile, giacca a vento
  • Pantaloni tecnici impermeabili
  • Guanti doppi: uno strato sottile sotto quello imbottito
  • Calze pesanti (due paia)
  • Scarponi da trekking o alpinismo (verificare se il noleggio è incluso nel tour)
  • Torcia frontale con batterie nuove o ben cariche
  • Crema solare ad alta protezione e burro cacao
  • Occhiali da sole
  • Cappello e passamontagna
  • Acqua e snack energetici: barrette, cioccolato fondente
  • Macchina fotografica
  • Zaino da 50-60 litri

Controlla con l’agenzia cosa è incluso prima di acquistare o affittare attrezzatura extra. Alcune forniscono anche gli scarponi, il che può farti risparmiare peso nello zaino.

Domande frequenti sul Huayna Potosí

È necessaria esperienza alpinistica per scalare il Huayna Potosí?
No, la scalata è accessibile anche a principianti assoluti, a patto di essere in buona forma fisica, acclimatati e accompagnati da una guida certificata. Il primo giorno è dedicato proprio alla pratica su ghiaccio.

Quanto tempo dura la scalata?
Il percorso standard dura tre giorni: il primo di pratica e acclimatamento al campo base (4700 m), il secondo di trasferimento al campo alto (5200 m), il terzo di salita notturna verso la vetta (6088 m) e discesa finale a La Paz. Esiste anche l’opzione da due giorni, sconsigliata a chi non è già ben acclimatato.

Qual è il periodo migliore per salire?
Da maggio a settembre, nella stagione secca. Le condizioni meteo sono più stabili e il cielo generalmente limpido. Al di fuori di questo periodo piogge e nuvole rendono la scalata più difficile e meno panoramica.

Si può scalare il Huayna Potosí senza guida?
No. La normativa boliviana impone l’obbligo di guida autorizzata per tutti i non-professionisti. Non è una raccomandazione, è una regola.

È obbligatorio arrivare in cima entro una certa ora?
Sì. Le guide puntano a raggiungere la vetta entro le 7:00 di mattina. Dopo quell’ora il calore solare avvia il disgelo del ghiacciaio e il rischio di distacchi aumenta. Per questo la partenza dal campo alto avviene di notte, intorno alla mezzanotte.

Serve un’assicurazione specifica?
Sì. Un’assicurazione standard spesso non copre attività ad alta quota e soccorso alpino. Prima di partire, verifica che la tua polizza includa queste voci. Per te, che leggi Vita da Wanderlust, c’è uno sconto del 10% su Heymondo.

La mia esperienza sul Huayna Potosí

Il viaggio è un insieme di sorprese, avventure, sfide, imprevisti, incontri, emozioni, scoperte e soprattutto cambi di programma. In quei sei mesi di viaggio avevo conosciuto tantissime persone e alcune di loro mi avevano dato ottimi suggerimenti sui luoghi da visitare, come l’avventura nell’Amazzonia peruviana, che ricordo come una delle esperienze più wild e belle in assoluto.

Ogni incontro, così come ogni cosa che accade, ha un significato. Nulla succede per caso e più passava il tempo e più ne ero convinto.

Durante il Salkantay Trek ho conosciuto un ragazzo francese con il quale si è instaurata subito una bella amicizia, facilitata dagli interessi in comune. Amanti della natura e dell’avventura, ci siamo scambiati consigli sui luoghi già visitati e su quelli che avremmo raggiunto durante il nostro cammino in Sudamerica.

Dopo avergli raccontato e consigliato di scalare il Vulcano Cotopaxi in Ecuador, lui mi ha consigliato di scalare il Huayna Potosí, alto 6088 m e situato vicino a La Paz nella Cordillera Real. A primo impatto mi sembrava una follia. Ricordo come fosse ieri la fatica fatta per raggiungere la vetta del vulcano, ma con il passare dei giorni quella follia iniziava a piacermi. Iniziavo a pensare che a distanza di pochi mesi avrei potuto già superare il mio record personale e superare i 6000 m. Un sogno.

Ormai quella follia aveva preso il sopravvento e non potevo farci nulla se non assecondarla. Mi piacevano le sfide e questa sembrava molto interessante. Ho contattato subito German, la guida che aveva accompagnato Louren, per sapere costi, durata e livello di difficoltà e, nel caso, la sua disponibilità. Ci siamo accordati su tutto e ci siamo dati appuntamento a La Paz, nel suo ufficio.

Da quel giorno, ogni cosa che facevo aveva come obiettivo finale la vetta della montagna. Ho fatto diversi trekking tutti con lo zaino più pesante del necessario per allenare le gambe, il corpo e la mente a uno sforzo intenso. Fortunatamente ero già acclimatato all’altitudine, dato che avevo passato più di due mesi costantemente sopra i 3000 m.

Arrivato a La Paz, come da accordi, mi sono recato da German per conoscerci e definire il tutto. Mi ha ispirato subito fiducia, e questo è molto positivo, perché durante la scalata è importante avere feeling con la propria guida. Anche questa volta, così come per il Cotopaxi, non avrei avuto un compagno di scalata: avevo optato per una scalata in solitaria. Se non fossi riuscito ad arrivare in vetta, sarebbe stato solo per colpa mia o per condizioni avverse, non per colpa di qualcun altro.

La scalata sarebbe durata tre giorni, per prendere confidenza con il ghiacciaio e acclimatarmi ulteriormente. Non vedevo l’ora di iniziare.

Giorno 1

Scalata Huayna Potosí

Da quando avevo deciso che avrei provato a realizzare quella follia erano passate tre settimane, e quel giorno era finalmente arrivato. Alle 8:30 ero da German, con lo zaino carico solo del necessario, il cuore pieno di speranza e il corpo pieno di energia. Mi sentivo molto bene, preparato e positivo. Dopo un paio d’ore di macchina, inclusa qualche sosta, eccomi al campo base: eccomi dove tutto sarebbe iniziato.

Mi sono sistemato, ho preparato l’attrezzatura e poi un po’ di relax mentre German preparava il pranzo. Mi sono guardato intorno: faceva freddo, eravamo a 4700 m. Ho guardato la vetta della montagna e mi sono chiesto come sarebbe stata. Durante il pranzo ho riempito German di domande: mi ha risposto con calma e mi ha rassicurato.

Nel primo pomeriggio era il momento di fare un po’ di pratica. Ci siamo diretti verso il ghiacciaio, abbiamo montato i ramponi e German ha iniziato a spiegarmi come camminare, come usare la piccozza, a testarmi un po’. Per me non era la prima volta, ma è meglio essere prudenti. Non si scherza in montagna, non si scherza con la vita. Abbiamo iniziato ad andare su, camminando su una superficie abbastanza in pendenza, ma con i ramponi mi sentivo tranquillo e sicuro. A un certo punto German ha scalato una parete di ghiaccio verticale e mi ha indicato di aggirarla: ci siamo ritrovati dall’altra parte.

Ho indossato l’imbracatura: era giunto il mio turno. Con due piccozze e i ramponi dovevo raggiungere la vetta di quella parete, alta circa dodici metri. Ho iniziato abbastanza bene, pur non avendo mai fatto nulla di simile, e mi sentivo abbastanza sicuro perché ero attaccato con la corda. Dopo pochi metri però iniziavo a sentire tutta la fatica nelle braccia. Erano mesi che non mi allenavo e durante il viaggio avevo perso gran parte della muscolatura insieme a sette chili. Non avrei mai immaginato potesse essere così duro. Avevo le braccia gonfie e stanche, ma sono riuscito ad arrivare su. Il primo pensiero è stato: “se domani dovesse essere così, come farò?” Meglio non pensarci.

Sono tornato giù a riposarmi. Ne avevo bisogno, perché sentivo le braccia esplodere.

Per quel giorno avevamo finito: siamo tornati al campo base per riposarci, cenare e dormire. L’indomani sarebbe stata una giornata faticosa.

Giorno 2

Huayna Potosí – Verso la vetta

La notte era passata abbastanza tranquillamente e, nonostante il freddo, mi sentivo riposato. Alle 7:00 ero già sveglio: colazione e partenza verso il campo alto a 5200 m.

Il cammino era tutto in salita e con uno zaino pesante sulle spalle la fatica si sentiva tutta. A questo si aggiungeva l’altitudine: non era proprio una passeggiata. Dopo un’ora di cammino abbiamo raggiunto il punto di controllo e pagamento per i visitatori stranieri: ne abbiamo approfittato per riposarci un po’. Durante la sosta ho visto scendere un ragazzo dalla faccia stravolta. Non parlava, e questo mi ha spaventato un po’. Ho provato a immaginare come sarebbe stato, se ce l’avessi fatta, tutti quei pensieri che si fanno in quel momento.

Sosta finita, abbiamo ripreso il cammino. Passo dopo passo avanzavo abbastanza tranquillamente, godendomi il meraviglioso paesaggio circostante, accompagnato dal vento freddo che non ci abbandonava.

Dopo circa due ore e mezza, finalmente siamo arrivati. Che meraviglia. Il paesaggio intorno a noi era bellissimo. Le nuvole, spinte dal vento, coprivano e scoprivano le cime innevate, le lontane vallate e rendevano il tutto più misterioso. Mi sono fermato fuori dal rifugio e ho pensato a quello che sarebbe successo tra qualche ora. Mi sentivo bene, carico e fiducioso. Mi ripetevo che ce l’avrei fatta, che sarei arrivato in vetta per godermi un’altra alba sulla cima di una montagna.

Subito dopo pranzo le nuvole hanno nascosto tutto: mi sono ritrovato all’interno di una nuvola. Faceva davvero freddo e l’unica cosa sensata era stare al caldo nel rifugio. Speravo che durante la notte le nuvole lasciassero spazio alle stelle, per godermi l’alba.

Alle 17:00 era l’ora della cena. Alle 18:00 ero chiuso nel sacco a pelo, a cercare caldo e qualche ora di sonno. Dovevo recuperare energie per essere al meglio, ma come si fa a dormire a quell’ora? L’umidità mi entrava nelle ossa e avevo tutti i muscoli contratti, mentre i pensieri spaziavano da una parte all’altra. Avevo già vissuto quella sensazione e quei pensieri, il giorno prima della scalata al Cotopaxi. È andato bene allora. Speravo che anche questa volta ci fosse il lieto fine.

Giorno 3

Alba sul Huayna Potosí a 6088 m

Alle 23:00 è suonata la sveglia. Non sapevo quanto avessi dormito, ma sicuramente poco. Rapida colazione, ci siamo preparati ed eravamo pronti. Ho svuotato lo zaino di tutto quello che non serviva, lasciando solo acqua, snack, macchina fotografica e un doppio paio di guanti di scorta. Per caricarmi avevo ascoltato in loop la parte iniziale di Whatever You Want. Aveva funzionato. Ero carico e convinto di farcela.

A mezzanotte eravamo fuori. Era finalmente arrivata la grande notte. Come speravo, il cielo era limpido, pieno di stelle, si intravedeva la via lattea. Il tempo medio di salita è di circa sei ore, quindi sarei arrivato in tempo per l’alba.

Il vento era gelido e dopo pochi minuti avevo già le mani congelate.

Procedevo abbastanza tranquillamente, molto meglio di quanto potessi immaginare. Il ghiaccio compatto sotto i ramponi rendeva tutto più facile. Ad illuminare il cammino, la piccola luce frontale e le innumerevoli stelle che mi osservavano dall’alto. In lontananza si vedeva La Paz illuminata. Qualche giorno prima guardavo la montagna dalla città e la mente si perdeva in mille pensieri, preoccupazioni e speranze. Quella notte stavo scalando quella montagna.

Dopo i tratti più duri ci fermavamo un po’ per riposare, recuperare fiato e bere un po’ d’acqua, che aiuta a prevenire la disidratazione e a ossigenare meglio il corpo. Ma non per molto: il vento ci congelava e avevamo bisogno di muoverci.

Dopo circa tre ore German mi ha detto che stavamo andando troppo velocemente e ha proposto di fermarci un po’ per evitare di arrivare in cima troppo presto e dover aspettare l’alba lassù. Abbiamo fatto una pausa di circa un quarto d’ora, stesi a terra per cercare di ripararci dal vento.

Le gambe e le spalle hanno beneficiato di quella sosta, ma dopo poco il freddo ha iniziato a farsi protagonista. Mani e piedi sono tornati ghiacciati nonostante i due paia di guanti e calze, la schiena ha iniziato a contrarsi e avevo freddo ovunque. Non si può stare troppo a lungo fermi a quelle temperature: si rischia l’ipotermia. Siamo ripartiti, ma con molta fatica. Avevo bisogno di tempo e di passi per riscaldarmi.

Ero sempre più in alto, sempre più vicino alla vetta, e sapevo che ce l’avrei fatta. Stavo bene.

Dopo un’ora di cammino siamo stati costretti a un’altra sosta. German pensava che avrei fatto più fatica e impiegato più tempo, per questo eravamo partiti a mezzanotte. Se avesse saputo che avrei tenuto quel ritmo, ci saremmo mossi più tardi e avremmo evitato quelle soste.

Alle 5:00 eravamo vicini alla vetta, mancava pochissimo, ma era ancora buio e non potevamo salire: il freddo sarebbe stato insostenibile. Ci siamo riparati dal vento, accostandoci a una roccia. Ero lì, a pochi passi dal traguardo. Ora ci credevo davvero e non vedevo l’ora di raggiungerlo.

Mezz’ora: tanto è durata quella pausa prima di ripartire. Quella parte di montagna era roccia e non ghiaccio: con i ramponi non offrivano una buona aderenza e la stabilità era ridotta.

Tornato sul ghiaccio, ho iniziato l’ultima parte di salita verso la vetta. La vedevo: eravamo arrivati.

Alle 5:45 ero sulla cima del Huayna Potosí. Quella che fino a poche settimane prima sembrava pura follia era realtà. Il sogno di superare me stesso e il mio record personale si era realizzato, e mai avrei immaginato che sarebbe successo nello stesso viaggio.

Il mio sguardo era rivolto verso est, mentre ammiravo il sole sorgere. Ero emozionato, soddisfatto e orgoglioso di me stesso. Mi sono regalato, con qualche giorno di anticipo, un’alba meravigliosa per il mio 33° compleanno.

La salita è dura, il freddo ti congela, la mancanza di ossigeno ti sfianca, ma le emozioni che si provano quassù ripagano tutto e sono indescrivibili. Se non provi la montagna, se non provi la scalata, non potrai mai capire cosa vuole dire, e io lo stavo imparando piano piano. Io che vengo dal mare e non ho montagne nella mia regione. Io che fino a qualche mese prima, tra mare e montagna, avrei scelto il mare a occhi chiusi, ora so la differenza tra i due ambienti. So cosa mi regala il mare e cosa mi regala la montagna, e so quando ho bisogno dell’uno o dell’altro.

Ho aspettato che il sole sorgesse per godermi a pieno il panorama. Ero sopra le nuvole: da un lato si vedeva La Paz, dall’altro il lago Titicaca. Di fronte a me l’Illimani, la montagna protettrice della città. Che spettacolo. Pochi minuti in vetta e poi è iniziata la discesa. La vetta è solo la metà del lavoro, perché dopo essere saliti bisogna scendere e non bisogna mai sottovalutare i pericoli. Per me la discesa è sempre molto faticosa a causa dei dolori alle ginocchia, ma ero troppo contento. Ho stretto i denti e via verso il campo alto, dove abbiamo fatto colazione, preso tutto e iniziato la discesa verso il campo base per poi rientrare a La Paz.

Un altro ricordo indelebile impresso nella mia mente e nel mio cuore. Prima di salire in macchina mi sono voltato, ho guardato la montagna un’ultima volta e ho sorriso. Mi aveva dato il permesso di conquistarla.

Nicolas Helmbacher ha detto: “La montagna ci offre la cornice… tocca a noi inventare la storia che va con essa!”

Beh, io la mia storia l’ho sognata, vissuta, scritta e resa indelebile.

Vetta Huayna Potosí 6088 m

Nel tragitto verso La Paz ho chiesto a German quali montagne più alte del Huayna Potosí si potessero scalare, e la risposta ha acceso in me nuove pazze idee. La più appetibile è l’Illimani, con i suoi 6438 m. Un giorno mi piacerebbe provarci. E perché no, tornare a sognare.

Conclusione

Scalare il Huayna Potosí è un’esperienza che consiglio a chiunque sia in buona forma e abbia voglia di mettersi alla prova. Non serve essere alpinisti: basta acclimatarsi bene, affidarsi a una guida seria e non sottovalutare la montagna. Il freddo, la fatica e la mancanza d’aria fanno parte del percorso. Quello che ti aspetta in cima, però, vale ogni passo.

Se stai pianificando un viaggio in Bolivia e hai domande sull’organizzazione, scrivimi nei commenti.

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