Cosa vedere a La Paz: guida completa alla capitale boliviana

da Fabio Dentico

C’è un momento, arrivando a La Paz, in cui capisci che non è una città come le altre. Può succedere quando il bus scende lungo i tornanti e la valle si apre sotto di te, con migliaia di case mattone su mattone che tappezzano i fianchi della montagna come un mosaico impazzito. Oppure quando esci dalla stazione del Teleférico a El Alto e ti accorgi che stai guardando l’Huayna Potosí da oltre 4.000 metri, con le cime della Cordillera Real che galleggiano sopra lo smog della città. In questa guida su cosa vedere a La Paz racconto quello che ho imparato in tre visite molto diverse tra loro: la prima lunga e solitaria, in attesa di scalare il Huayna Potosí; la seconda di ritorno per l’Illimani; la terza rapida, di passaggio con un gruppo, dall’alba al pomeriggio. Tre versioni della stessa città, ognuna con la sua luce.

Articolo aggiornato a maggio 2026.

In questo articolo:
  1. Cosa vedere a La Paz
  2. Quando andare
  3. Come arrivare a La Paz
  4. Dove dormire
  5. Come spostarsi
  6. Costi
  7. FAQ su cosa vedere a La Paz
  8. La mia esperienza a La Paz
  9. Conclusione

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Se ancora non mi conosci, sono Fabio, travel blogger e fotografo specializzato in viaggi outdoor e avventure in natura selvaggia. Da anni esploro il mondo zaino in spalla, documentando culture autentiche e percorsi fuori rotta. Condivido solo esperienze vissute in prima persona: consigli pratici, costi reali e errori da evitare. Seguimi su Instagram @vitadawanderlust.

La Bolivia è un paese con infrastrutture sanitarie limitate e, a queste quote, un malessere serio può diventare rapidamente un’emergenza. Prima di partire, assicurati di avere una copertura medica adeguata con rimpatrio sanitario incluso. Per te, che leggi Vita da Wanderlust, c’è uno sconto del 10% su Heymondo. Se hai in programma scalate o trekking d’alta quota, verifica che la polizza includa la copertura per attività sportive in montagna.

Cosa vedere a La Paz

Il Mi Teleférico

Se c’è una cosa che distingue La Paz da qualsiasi altra capitale sudamericana, è il Mi Teleférico. Dieci linee di funivie colorate attraversano la città come un sistema nervoso sospeso, collegando il centro ai quartieri alti fino a El Alto, il pianoro oltre i 4.000 metri dove si trova l’aeroporto. Per i residenti è diventato un mezzo di trasporto fondamentale in una città che non ha niente di piatto: ogni tratto a piedi è salita o discesa, ogni spostamento in bus è un calvario nel traffico. Per noi turisti è soprattutto una finestra privilegiata sulla città.

Dalla cabina si vede La Paz per quello che è: densa, stratificata, costruita su se stessa. Si vedono i cambiamenti di quartiere in quartiere, la ricchezza che scende verso il centro, la povertà che sale verso El Alto. La Linea Rossa, dalla Estación Central fino al pianoro, è quella con le viste più spettacolari. La stazione in cima, soprannominata “Mirador” per la grande vetrata panoramica, è il punto da cui si abbraccia l’intera valle con un solo sguardo. Nelle giornate limpide si distinguono nitidamente l’Illimani sulla destra e la piramide dell’Huayna Potosí sulla sinistra: due giganti che fanno sentire molto piccoli.

Il costo varia in base alla destinazione: alla biglietteria ti chiedono dove sei diretto e calcolano quante tratte devi percorrere, pagando ogni segmento separatamente (intorno ai 3 bolivianos a tratta). Le cabine sono operative tutti i giorni dalle 5:00 alle 23:00. Se vuoi scoprire la città attraverso le sue linee con una guida, puoi prenotare un tour guidato in funivia.

Il Mi Teleférico di La Paz a El Alto

Curiosità

Dalla cabina noterai qualcosa di strano: quasi tutti gli edifici hanno la facciata principale rifinita e le facciate laterali in mattoni rossi a vista, con i ferri d’armatura che sporgono dal tetto. Non è incuria: è strategia. In Bolivia chi lascia la propria casa tecnicamente “incompiuta” non paga le tasse sulla proprietà. Risultato: migliaia di edifici restano volutamente a metà, con una facciata presentabile verso la strada e il resto lasciato grezzo a tempo indeterminato. Un espediente legato a una legge locale di La Paz: in altre città boliviane come Santa Cruz questa norma non esiste. La pratica di lasciare gli edifici incompiuti con i mattoni a vista si vede in tutta la Bolivia e in molti paesi del Sud America, ma le ragioni variano: chi non ha ancora i soldi per completare i piani superiori, chi costruisce in anticipo pensando ai figli. A La Paz c’è in più questa motivazione fiscale specifica.

El Alto e il mirador

El Alto è tecnicamente un comune separato da La Paz, sviluppatosi sul pianoro dell’altiplano a oltre 4.000 metri. È una zona povera, densa e molto diversa dal centro turistico, quasi una città nella città, che si è espansa rapidamente in decenni di migrazioni interne. Di giorno è un affresco di vita locale che non trovi altrove in città: mercati di quartiere, architettura neoandinea coloratissima progettata dall’architetto Freddy Mamani, strade piene di attività. Di sera è sconsigliata: meglio rientrare in centro prima del tramonto.

Il modo più scenografico per raggiungerla è ovviamente il Teleférico. Una volta in cima, la stazione Mirador ti offre la vista più completa su La Paz: la valle che sprofonda sotto di te, le file di case che ricoprono ogni pendio disponibile, e le cime innevate della Cordillera Real all’orizzonte.

La Paz dall’alto

Il Mercado de las Brujas

Nel cuore del centro storico, a pochi passi dalla Chiesa di San Francisco, si trovano i vicoli del Mercado de las Brujas. “Bruja” significa strega, e il nome dice già tutto su cosa trovi qui: botteghe che vendono feti di lama essiccati, pietre, miscugli di erbe officinali, amuleti e oggetti rituali usati nelle cerimonie di offerta alla Pachamama. Non è una messa in scena per i turisti: i boliviani credono profondamente in questi riti e comprano qui con la stessa naturalezza con cui si entra in farmacia.

Tra le bancarelle trovi anche tessuti andini dai colori accesi, poncho, souvenir e tutto il repertorio dell’artigianato locale. Ma è l’atmosfera quello che non si dimentica: l’odore denso di quelle botteghe, il contrasto tra il misticismo degli oggetti rituali e il trambusto quotidiano del mercato, i murales sui muri dei vicoli. Vale almeno 30-40 minuti di esplorazione libera, senza fretta.

Mercato de las Brujas

La Chiesa di San Francisco e Plaza Murillo

La Iglesia de San Francisco è uno degli edifici più fotografati di La Paz: affacciata sull’omonima piazza nel cuore del centro storico, ha una facciata barocca-mestiza in cui motivi indigeni e architettura coloniale si intrecciano in modo sorprendente. Costruita nel XVI secolo e ricostruita nel XVIII, la piazza davanti è uno dei punti di incontro più vivaci della città, abitata da studenti, venditori ambulanti e paceños di ogni età.

A breve distanza si trova Plaza Murillo, il cuore istituzionale del paese. La Bolivia ha due capitali: La Paz è la capitale amministrativa, sede del governo esecutivo e del parlamento, mentre Sucre è la capitale costituzionale e sede del potere giudiziario. Su questa piazza si affacciano il Palazzo Presidenziale, noto come “Palacio Quemado”, il Palazzo Legislativo e la Basilica Metropolitana della Nostra Señora de La Paz. La piazza è sovrastata dai piccioni e dalla storia: è qui che si è scritta buona parte della politica boliviana, tra rivoluzioni e discorsi infuocati. Poco distante vale una sosta anche l’Iglesia de Nuestra Señora de la Merced, un’altra chiesa coloniale nel tessuto del centro storico.

Valle de las Animas e Valle de la Luna

A breve distanza dal centro si trovano due aree naturali che molti visitatori sottovalutano. La Valle de las Animas è la meno turistica delle due: si trova a quasi 4.000 metri di quota e deve il suo nome alla conformazione delle guglie rocciose che la compongono, che in certi punti sembrano davvero silhouette di anime o spiriti. È un posto che trasmette qualcosa di difficile da inquadrare, una quiete leggermente inquietante accompagnata da una bellezza immobile. Puoi raggiungerla con un taxi dal centro oppure prenotare un’escursione guidata alla Valle de las Animas e al Canyon di Palca.

La Valle de la Luna, più vicina e più frequentata, è un paesaggio di argilla erosa che sembra uscito da un film di fantascienza: guglie sottili, creste affilate, un labirinto di forme che l’erosione ha costruito pazientemente nel tempo. I sentieri interni sono brevi e accessibili, l’ingresso costa pochi bolivianos. Entrambe le valli si raggiungono facilmente in taxi o minibus dal centro.

Valle de las Animas

La Ruta de la Muerte in bicicletta

Se cerchi qualcosa di adrenalinico tra le cose da fare a La Paz, la Ruta de la Muerte è probabilmente l’attività più famosa di tutta la Bolivia. Si tratta di scendere in mountain bike l’antica strada della morte, una carreggiata stretta e tortuosa che cala per oltre 3.500 metri di dislivello dalla Cumbre, a quasi 4.700 m, fino alle foreste tropicali di Coroico, con precipizi a picco e viste mozzafiato. La sua trasformazione da arteria trafficata e pericolosa a percorso cicloturistico controllato è stata una delle idee di sviluppo più riuscite del paese.

Io non l’ho fatta, e lo dico senza rimpianti. Nella prima visita avevo la scalata al Huayna Potosí già pianificata e non avevo nessuna intenzione di arrivare in montagna con un polso rotto. Viaggiando zaino in spalla per oltre un anno, imparare a scegliere diventa una necessità. Non si può fare tutto, e certe scelte vanno fatte con la testa oltre che con il cuore. Detto questo, chi me ne ha parlato l’ha descritta come un’esperienza indimenticabile. Se hai tempo, aggiungila all’itinerario. Puoi prenotare il tour della Ruta de la Muerte in bicicletta direttamente online.

Le Cholitas Wrestling

Se vuoi qualcosa di unico e difficile da trovare altrove, le Cholitas Wrestling sono uno degli spettacoli più particolari di tutta la Bolivia. Donne in abiti tradizionali andini, con le caratteristiche gonne colorate e il cappello a bombetta, si sfidano in incontri di wrestling a El Alto tra acrobazie, coreografie e tifo scatenato. Non è wrestling competitivo nel senso sportivo tradizionale, ma è uno show che racconta molto della cultura boliviana e del ruolo che le donne aymara si stanno ritagliando nella società. Io l’ho saltata di proposito, non era qualcosa che mi attirava particolarmente, ma è presente in quasi ogni lista di cose da fare a La Paz e chi la vede ne parla benissimo. Puoi prenotare il tour su GetYourGuide.

Tiwanaku

A circa 70 km da La Paz, sulla strada che porta verso il lago Titicaca, si trova Tiwanaku, il sito archeologico più importante della Bolivia. Fu il centro di una delle civiltà precolombiane più avanzate delle Ande, antecedente agli Inca e ancora oggi in parte avvolta nel mistero: non si sa con certezza perché e come questo impero sia collassato. Le rovine includono templi, monoliti e la celebre Porta del Sole, uno dei simboli più riconoscibili dell’archeologia sudamericana. Si visita comodamente in una gita di un giorno da La Paz. Non ci sono mai stato, ma è una tappa che molti viaggiatori abbinano al soggiorno in città. Puoi prenotare un’escursione guidata a Tiwanaku partendo da La Paz.

La vita notturna: Malegria

Per chi vuole scoprire anche il lato serale di La Paz, il Malegria è uno dei locali più interessanti della città. Quando ci sono stato, il giovedì sera proponevano musica live afroboliviana: un ritmo coinvolgente e travolgente, molto lontano dalla musica andina commerciale che si sente ovunque. A distanza di anni dalla mia prima visita non so se il giovedì live sia ancora in programma, quindi ti consiglio di verificare prima di andarci.

Quando andare a La Paz

La Paz può essere visitata tutto l’anno, ma il periodo migliore è la stagione secca, da maggio a ottobre. In questi mesi il cielo è generalmente limpido, le piogge rare e le temperature diurne tra i 12°C e i 18°C. La stagione delle piogge, da novembre ad aprile, porta acquazzoni quasi quotidiani nel pomeriggio, ma non rende la città inaccessibile: c’è meno turismo e la città si vive in modo più locale.

Indipendentemente dal periodo, le notti a La Paz sono sempre fresche: anche nella stagione secca la temperatura scende tra i 3°C e i 5°C. Porta sempre uno strato caldo, anche se arrivi in piena estate.

Come arrivare a La Paz

L’aeroporto internazionale di El Alto si trova a 4.061 metri di quota ed è il secondo aeroporto internazionale più alto al mondo, superato solo dall’aeroporto di Qamdo Bangda in Tibet. I voli dall’Europa non sono diretti: le connessioni più comuni passano per Lima, Bogotá o São Paulo. Puoi cercare e confrontare le tariffe su Skyscanner. Una volta atterrato, il modo più comodo per raggiungere il centro è un transfer privato aeroporto-hotel, soprattutto al primo arrivo quando stai ancora trovando l’equilibrio a questa quota.

Via terra, La Paz è collegata a quasi tutte le principali città boliviane e ai paesi confinanti. Da Copacabana, sulla sponda boliviana del lago Titicaca, i bus impiegano circa 3-4 ore. Il percorso prevede una sosta allo stretto di Tiquina: bus e passeggeri si separano, questi ultimi attraversano l’acqua su una piccola zattera, mentre il mezzo viene caricato su una chiatta a parte. L’operazione dura una ventina di minuti ed è uno di quei momenti curiosi che fanno parte del viaggio. Puoi cercare i bus su Bookaway.

Dove dormire a La Paz

La zona di Sopocachi è una delle più tranquille e moderne della città, ben servita e relativamente sicura. È qui che ho dormito nella prima visita, al B&B Landscape: una base comoda, silenziosa rispetto al centro storico e con buon accesso al Teleférico. Per chi preferisce stare a due passi dalle attrazioni principali, il centro storico offre più opzioni a prezzi generalmente più bassi, ma è anche più rumoroso e trafficato. Puoi confrontare disponibilità e prezzi su Booking.com.

Come spostarsi a La Paz

Il Mi Teleférico è il mezzo più pratico, economico e panoramico per muoversi in città (il costo varia in base alla destinazione, intorno ai 3 bolivianos a tratta). Per le zone non coperte dalle linee, Uber funziona regolarmente ed è la scelta più sicura rispetto ai taxi tradizionali, soprattutto di sera. I minibus locali, chiamati trufis, sono economicissimi ma richiedono di conoscere i percorsi: utili se vuoi muoverti come un residente, meno pratici per chi ha pochi giorni a disposizione.

Tieni presente che La Paz non è mai piatta: anche tratti brevi a piedi significano salite o discese ripide. A questa quota ci si stanca prima del previsto. Cammina lentamente, soprattutto nei primi giorni.

Costi a La Paz

La Paz è una delle capitali più economiche del Sud America. Una notte in ostello si aggira tra i 6 e i 10 euro, un pasto in un ristorante locale tra i 2 e i 4 euro, una corsa di Teleférico meno di 0,50 euro. Il cambio ufficioso tra euro e bolivianos nei negozi di cambio del centro è notevolmente più favorevole di quello bancario ufficiale: conviene cambiare in contanti.

Se arrivi con il bus alla stazione centrale, tieni presente che il deposito bagagli (Terminal Terrestre) costa 10 bolivianos per i bagagli grandi e 5 bolivianos per quelli piccoli: utile se vuoi visitare la città prima di prendere il prossimo pullman senza dover trascinare tutto appresso. Per scoprire altri tour ed esperienze a La Paz puoi consultare la selezione su Civitatis e su GetYourGuide.

FAQ su cosa vedere a La Paz

Quanti giorni dedicare a La Paz?

Per vedere cosa c’è da vedere a La Paz con calma servono almeno 2-3 giorni. Se vuoi aggiungere escursioni fuori città come la Valle de la Luna, la Valle de las Animas, il sito di Tiwanaku o la Ruta de la Muerte, conta 4-5 giorni. Una giornata è il minimo assoluto per chi è di passaggio, ma è davvero poco per una città così densa.

Cosa vedere a La Paz in un giorno?

Con una giornata a disposizione concentrati sul Mi Teleférico con salita fino a El Alto, il Mercado de las Brujas, Plaza Murillo e la salteña sull’Avenida 16 de Julio. È il circuito essenziale che copre le cose da non perdere a La Paz senza correre troppo.

La Paz è pericolosa?

Come in tutte le grandi città sudamericane vale la pena usare buon senso. Il centro storico e Sopocachi sono relativamente sicuri di giorno. Di notte è consigliabile spostarsi con Uber piuttosto che a piedi in zone poco illuminate. El Alto è sconsigliata dopo il tramonto.

Come gestire il mal di montagna a La Paz?

La Paz si trova tra i 3.200 e i 4.000 metri di quota. Mal di testa, nausea e affaticamento nei primi giorni sono normali. Il consiglio pratico: idratati molto, cammina piano, evita l’alcol nelle prime 24-48 ore e non programmare attività faticose subito all’arrivo. Se i sintomi peggiorano, scendi di quota e consulta un medico.

Vale la pena visitare Tiwanaku da La Paz?

Sì, Tiwanaku è il sito archeologico più importante della Bolivia e si raggiunge in circa un’ora da La Paz. È una gita di mezza giornata o giornata intera che molti viaggiatori abbinano al soggiorno in città, soprattutto se si è già diretti verso il lago Titicaca. Conviene prenotare un tour guidato per avere il contesto storico necessario a capire cosa si sta guardando.

Quando si mangia la salteña?

La salteña è un cibo del mattino: i chioschi aprono presto e spesso esauriscono le scorte entro l’ora di pranzo. Non aspettare il pomeriggio per cercarla. Alcune delle più apprezzate si trovano lungo l’Avenida 16 de Julio e nei pressi del Mercado de las Brujas.

La mia esperienza a La Paz

La prima volta sono arrivato a Nuestra Señora de la Paz da Copacabana, con un bus diretto che mi aveva lasciato alla stazione centrale. Avevo lo zaino pieno di mesi di Sud America e ancora non sapevo quante settimane mi sarei fermato. Ho chiamato un Uber, mi sono fatto portare al B&B Landscape nel quartiere di Sopocachi, e ho fatto la prima cosa sensata dopo un viaggio notturno: dormire.

La Paz è multietnica in un modo che mi ha sorpreso, e che ricorda per certi versi Lima. Gli abitanti che conservano ancora gli abiti tradizionali, il poncho, le gonne colorate delle donne aymara, si mescolano con le etnie e i volti che si sono trasferiti qui negli anni da ogni parte del paese e del continente. Tant’è che anche io avrei potuto essere uno di loro. Mi piaceva uscire senza meta, guardarmi attorno e non capire subito dove fossi.

La cosa più bella, quella che non ha mai smesso di stupirmi in nessuna delle tre visite, è la posizione della città. Incastonata in una vallata circondata dalle Ande della Cordillera Real, con l’Illimani a 6.438 metri che la guarda dall’alto come un guardiano silenzioso. La prospettiva giusta per capire La Paz è dall’alto. Mi sono diretto a El Alto con il Teleférico: la salita era lenta e silenziosa, e dall’alto si capisce immediatamente la stratificazione della città, quartiere dopo quartiere, fascia di reddito dopo fascia di reddito. El Alto è una zona povera e poco sicura dopo il tramonto, ma di giorno ha un’energia sua che il centro non ha.

Ero ormai da quasi cinque mesi sulle Ande, ma quelle cime le guardavo ogni volta con occhi diversi. Dalla stazione Mirador distinguevo nitidamente, sulla sinistra, la piramide dell’Huayna Potosí con i suoi 6.088 metri. Tra qualche giorno l’avrei tentata. La guardavo con un rispetto che non si spiega finché non sei lì.

Il Mercado de las Brujas l’ho visitato più volte durante quella prima permanenza. Non stancava mai, e mi trasmetteva ogni volta un senso di serenità e calore che non mi aspettavo da un posto così. Ogni giorno c’era qualcosa di nuovo: un bancale di pietre che non avevo notato, una bottega nascosta in fondo a un vicolo, una venditrice che pesava erbe su una bilancia a mano con la precisione di un chimico. L’odore intenso di quelle botteghe, il colore acceso dei tessuti, i feti di lama all’ingresso dei negozi rituali: non è una scenografia per turisti. È una parte di quello che i boliviani sono.

È qui che ho incontrato di persona Mirna, una signora boliviana con cui avevo già preso contatto su Facebook prima di arrivare. Energica, generosa, con quella capacità tutta sudamericana di accogliere uno sconosciuto come se lo conoscessero da sempre. Mi ha fatto scoprire angoli della città che non avrei trovato da solo, mi ha portato nei mercati giusti, mi ha raccontato la sua quotidianità con quella semplicità che solo chi non ha nulla da dimostrare si può permettere.

A un certo punto mi ha invitato alla prima comunione di sua figlia. Un momento privato, di famiglia, in cui non avrei mai pensato di essere ammesso come ospite. Eppure mi hanno fatto sedere a tavola con loro, mi hanno offerto quello che avevano, mi hanno trattato come se facessi parte di qualcosa. Seduto lì, mentre guardavo quella tavolata semplice, la mia mente ha iniziato a fare paragoni involontari: in Italia le comunioni sono diventate grandi sale, catering, outfit coordinati, fotografi professionisti. A La Paz, in quella stanza, c’era solo una famiglia che festeggiava un momento importante con quello che aveva. E si sentiva che era abbastanza. È il tipo di lezione che non arriva mai dai luoghi, ma sempre dalle persone. Ho raccontato per intero questa storia in questo articolo.

È stata Mirna a portarmi alla Valle de las Animas, durante uno dei giorni trascorsi insieme. Avevo sentito parlare anche della Valle de la Luna, ma abbiamo preferito la Valle de las Animas, meno battuta dai turisti. La Valle de las Animas era quasi deserta, raggiungibile con un taxi dal centro. Le guglie rocciose, rosate alla luce del pomeriggio, hanno qualcosa di strano: la forma delle creste, il silenzio, l’assenza di altri visitatori. Avevo l’impressione di essere capitato in un posto che la città aveva dimenticato.

Durante quella permanenza ho provato la salteña: ripiena di carne di manzo o di pollo, mescolata in una salsa dolce e leggermente piccante con olive, uva passa e patate, racchiusa in un impasto duro e leggermente croccante, diverso da qualsiasi altra empanada del continente. Bisogna fare attenzione a come si mangia: rompendola nel punto sbagliato fuoriesce tutta la salsa. E qui dicono che chi non riesce a tenerla dentro non sa baciare. A voi la sfida e buon appetito.

Salteña, l’empanada tipica di La Paz

Mi sono concesso anche il lusso di andare a ballare al Malegria: il giovedì sera facevano musica live afroboliviana, allegra e travolgente, e me ne sono andato a malincuore, con la sveglia puntata presto il giorno dopo.

La seconda volta sono tornato a La Paz quasi un anno dopo. Destinazione: l’Illimani. La città è diventata la base di partenza per la scalata al gigante della Cordillera Real, il sesto massiccio più alto delle Ande con i suoi 6.438 metri. Era settembre, stagione secca, il cielo sopra La Paz era di un blu quasi artificiale. Ritrovare la città dopo mesi era strano nel modo giusto: certi posti riesci a vederli davvero solo quando ci torni.

La terza volta sono arrivato con un gruppo, all’alba, con quasi venti minuti di anticipo sul previsto. Zaini grandi al deposito della stazione, 10 bolivianos a testa. Poi fuori, verso il Teleférico. La salita verso El Alto era identica a come la ricordavo: la città che si espande sotto di te, i tetti arancioni che si moltiplicano, le cime della Cordillera che emergono dalla foschia del mattino. Alla stazione Mirador, questa volta con il gruppo dietro di me, ci siamo fermati a guardare. L’Huayna Potosí era lì sulla sinistra, nitido nel cielo limpido. Non ho detto niente. Non serviva.

Si scende verso il centro e il ritmo diventa diverso. Con un gruppo la città si vive in modo frammentato: quaranta minuti liberi al Mercado de las Brujas, dove ognuno ha trovato la sua strada tra i vicoli, chi a comprare, chi a fotografare, chi semplicemente a guardarsi attorno senza una meta precisa. Plaza Murillo, la Basilica, l’Iglesia de la Merced. Poi l’Avenida 16 de Julio, dove ho fatto fermare tutti davanti a un chiosco di salteñe. Qualcuno non sapeva cosa aspettarsi. Qualcuno ha fatto uscire il ripieno mordendo nel punto sbagliato. Colpa della tecnica, come dicono qui.

Alle 14:00 eravamo di nuovo alla stazione, bagagli recuperati, in partenza verso Copacabana. La Paz come tappa di un giorno è pochissimo, ma è sempre meglio di passarci davanti senza fermarsi. Certe città si capiscono solo se ci stai, se cammini piano, se lasci che il ritmo di 4.000 metri rallenti anche il tuo. Prima o poi si torna. Nel mio caso, ci sono tornato tre volte. E non escludo la quarta.

Conclusione

La Paz è una di quelle città che non entrano subito nei tuoi piani ma poi non escono più dalla testa. L’altitudine rallenta tutto, e questo alla fine si rivela un regalo: ti costringe a fermarti, a respirare meglio, a guardare quello che normalmente passeresti oltre.

Il Teleférico che attraversa la valle, i vicoli del Mercado de las Brujas, la salteña consumata in piedi sul marciapiede, l’Illimani che ti guarda dall’alto in qualsiasi direzione tu giri la testa: sono piccole cose, ma restano. Se stai costruendo un itinerario in Bolivia, non ridurla a una tappa di transito tra il lago Titicaca e Uyuni. Dagliene almeno tre, di giorni, e ti darà molto più di quello che ti aspetti. Cosa vedere a La Paz, alla fine, dipende anche da quante volte hai il coraggio di tornare.

Hai domande su La Paz o sulla Bolivia? Lascia un commento qui sotto, rispondo a tutti.

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