Il viaggio zaino in spalla in Sud America che avevo sempre sognato doveva durare sei mesi. Finì quattordici mesi dopo, e quando atterrai di nuovo in Italia non ero più la stessa persona che era partita. Ero tornato con una testa più grande, le paure ridimensionate e una consapevolezza che nessun corso di formazione avrebbe mai potuto darmi. Prima di partire molti mi chiedevano se fossi stato pronto per un viaggio del genere. Se fossi sicuro che lasciare tutto ciò che avevo costruito negli ultimi anni fosse la scelta giusta, se ci avessi pensato abbastanza e non fosse solo una pazzia nata dalla voglia di scappare. Ma scappare da cosa? Perché la gente pensa che la voglia di viaggiare, conoscere, scoprire e vivere una vita diversa dal comune voglia dire scappare?
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Sono Fabio, travel blogger e fotografo specializzato in viaggi outdoor e avventure in natura selvaggia. Da anni esploro il mondo zaino in spalla, documentando culture autentiche e percorsi fuori rotta. Condivido solo esperienze vissute in prima persona: consigli pratici, costi reali e nessun filtro. Il mio obiettivo è aiutarti a pianificare viaggi autentici, non farti solo sognare. Seguimi su Instagram @vitadawanderlust.
Prima di entrare nel racconto, una cosa pratica: per un viaggio lungo come quello che sto per descriverti, partire senza una copertura assicurativa adeguata è un rischio che non vale la pena correre. Per i miei viaggi mi affido a Heymondo, che copre le emergenze mediche all’estero, i bagagli e molto altro. Per te, che leggi Vita da Wanderlust, c’è uno sconto del 10% su Heymondo!
La scelta di partire
Sono stato chiamato pazzo, folle, incosciente, anormale solo perché avevo deciso di seguire il mio cuore e ciò che realmente volevo. A me non interessava, in quel momento, avere uno stipendio mensile, comprare una casa o costruire una famiglia. Non erano le priorità della mia vita e questo, per la maggior parte delle persone che mi circondavano, non era plausibile. “Non è normale ciò che vuoi fare.” Non facevano altro che ripetermi questo, ma quando gli chiedevo cosa fosse la normalità, non ricevevo nessuna risposta concreta.
Per loro la normalità era seguire ciò che fanno tutti. La linea temporale disegnata dalla società e che tutti dovrebbero rispettare, ma appena qualcuno esce da questa linea viene etichettato come fuori di testa. Ci insegnano che nasciamo, cresciamo andando a scuola, poi c’è chi prosegue gli studi e chi inizia a lavorare, e nel frattempo dovremmo trovare una compagna di vita, iniziare a pensare a una famiglia e a una casa nostra. Tutto bello e perfetto per chi sogna e desidera questo tipo di vita, ma non per me. Allora non pensavo minimamente a una famiglia e alla stabilità economica. Tutto ciò che desideravo era vivere l’avventura più grande della mia vita e realizzare il mio sogno. Al resto ci avrei pensato al momento opportuno.
Avevo capito che la quotidianità mi aveva ucciso dentro. Per sette anni, sei volte a settimana, mi chiudevo in un ufficio svolgendo quasi sempre le stesse cose e avevo solo tre settimane di ferie all’anno per viaggiare. Pura follia. Lavoravo dieci ore al giorno e avevo pochissimo tempo per me. Era questa la vita che volevo? Vivere per lavorare?
Per anni mi sono posto questa domanda e quando ne parlavo con qualcuno, ricevevo sempre la stessa risposta:
“Che vuoi farci, così è la vita!”
Quella risposta piena di rassegnazione non l’ho mai accettata, tanto da evitare di parlarne con la gente pur di non sentirla più.
La paura come punto di partenza
Quando finalmente avevo trovato dentro di me la voglia di reagire, sapevo a cosa sarei andato incontro, ma ormai ero sicuro delle mie scelte. Avevo le spalle larghe per assorbire le critiche. Sarò un fuori di testa incosciente? Me ne pentirò? Non sarà un problema, rispondevo. Meglio sbagliare seguendo il mio cuore e non ciò che gli altri mi dicevano di fare.
Fortunatamente ho sempre fatto ciò che credevo giusto e difficilmente mi sono pentito di qualcosa. Penso che se prendiamo una determinata decisione, lo facciamo credendo sia la cosa migliore da fare in quel momento. Ogni scelta e decisione ci aiuta a crescere, migliorare e ci porta a essere le persone che siamo. Ero sicuro che anche questa volta non mi sarei pentito: anzi, avevo sensazioni positive ed ero sicuro che sarebbe andata alla grande.
Avevo deciso di partire anche per superare alcune piccole paure, per mettermi in gioco e dimostrare a me stesso che potevo fare molto di più di quello che immaginavo. Nelle situazioni difficili esce la nostra vera forza e ciò che realmente siamo.

La paura è la cosa che più ci frena. Il cambiamento, l’incognito e il terrore di non farcela ci bloccano e non ci fanno vivere a pieno la nostra vita. Di quante cose ci priviamo a causa della paura? Troppe.
Non lasciarti bloccare dalla paura, perché nella maggior parte dei casi basta fare il primo passo per lasciarsi alle spalle la metà delle paure iniziali. Ogni novità porta con sé insicurezze, dubbi e, appunto, paure, ma l’importante è avere dentro di sé la convinzione di farcela. La sicurezza di esserne all’altezza e di riuscire a superare ogni difficoltà con la mentalità giusta. Bisogna cercare di rimanere sempre positivi, anche nei momenti più difficili, perché positività attira positività. Io credo molto nella legge dell’attrazione e molto dipende da ciò che sentiamo dentro.
Sei mesi diventati quattordici
Il 28 febbraio 2018 ho preso quel volo con un unico pensiero: godermi al massimo questa avventura, qualsiasi cosa fosse accaduta. Avevo scelto sei luoghi che avrei voluto e dovuto assolutamente visitare: il trekking di quattro giorni per raggiungere la Ciudad Perdida in Colombia, il Salkantay Trek di cinque giorni per raggiungere Machu Picchu in Perù, il Salar de Uyuni in Bolivia, la Patagonia tra Cile e Argentina, le Cascate di Iguazù e l’Amazzonia, inclusa la navigazione sul Rio delle Amazzoni.
Questo era l’unico programma che mi ero prefissato. Per il resto volevo essere totalmente libero da qualsiasi tipo di vincolo, e durante questa esperienza ho capito veramente cosa volesse dire la parola LIBERTÀ.
La mia avventura sarebbe dovuta durare sei mesi, ma dopo un mese in giro per la Colombia avevo capito che era praticamente impossibile girare per tutto il Sud America in così poco tempo. Ho deciso allora di non pormi nessuna scadenza: avrei vissuto a pieno ogni cosa e sarei rientrato quando avrei ritenuto fosse il momento giusto. Alla fine i sei mesi sono diventati quattordici, e l’esperienza vissuta è stata la più bella della mia vita.
Ho viaggiato e vissuto facendo esattamente quello che avevo voglia di fare. Non avevo programmi, non avevo vincoli, ed era una sensazione bellissima. Quello che per alcuni è indispensabile, ovvero una programmazione dettagliata, per altri è quasi una sensazione di schiavitù. Come sono belle le diversità, e viaggiare è uno dei modi migliori per scoprirle. Confrontarsi con altri stili di vita e altre culture non può che farci crescere e rendere persone migliori. Le diversità ci arricchiscono, ci aprono la mente verso nuovi punti di vista. Ho visto bambini, anche molto piccoli, giocare con i loro coetanei di altre parti del mondo. Non parlavano la stessa lingua, alcuni non parlavano neanche, ma erano uniti tra loro. Nei loro occhi non c’era differenza tra il colore della pelle o la forma degli occhi. Quei bambini, domani, saranno degli adulti migliori e più aperti alle diversità.
Cosa mi ha insegnato davvero il Sud America
Durante la mia avventura ho capito l’importanza del tempo, una delle cose più preziose che abbiamo e forse una delle più sottovalutate. Molti di noi credono di essere padroni del proprio tempo, ma questa è pura illusione. Il tempo corre via e non torna mai indietro, e noi ne perdiamo così tanto.
Quante volte ho sentito dire: “Quando andrò in pensione sarò libero di fare quello che voglio.” Ma chi ci assicura che quel momento arriverà? Perché dovremmo aspettare un ipotetico futuro per fare qualcosa che ci piace? La vita è ora e non domani. Non sapremo se in futuro avremo tempo, quindi bisogna vivere il presente cercando di fare ciò che ci fa stare bene. Passa più tempo con le persone che ami e ti fanno stare bene, dedica più tempo alle tue passioni, ai tuoi sogni. Inizia a farlo adesso. Non rimandare la tua serenità.
I primi giorni ho iniziato a imparare lo spagnolo, mai parlato in vita mia se non per le poche ore di lezione durante gli anni di scuola media, ma che avevo totalmente rimosso. Ogni giorno imparavo parole nuove, mi facevo capire e i colombiani facevano di tutto per aiutarmi. Ah, i colombiani: che popolo meraviglioso. Dopo un paio di mesi ero abbastanza padrone della lingua e riuscivo a comunicare con tutti.
Il viaggio mi ha dato la possibilità di imparare lo spagnolo, un po’ di portoghese e migliorare il mio inglese. Quelle che sarebbero potute essere paure, come la possibilità di non poter comunicare o di non farsi capire, alla fine si sono trasformate in capacità e conoscenza.
Il viaggio mi ha cambiato, mi ha migliorato, mi ha fatto capire tante cose, e sono contento della mia metamorfosi. Ho vissuto esperienze che non avrei mai immaginato e non avrei potuto vivere se non avessi stravolto la mia vita. Il mondo è così grande e il tempo così poco. Ho conosciuto persone fantastiche che mi hanno arricchito, ho vissuto esperienze forti che mi hanno dato la possibilità di crescere e rendermi più forte. Ho pianto, riso, gridato, gioito, amato, e alcune volte tutto nello stesso momento: come quando ho raggiunto la vetta del Vulcano Cotopaxi in Ecuador a 5.897 m. Non avevo mai fatto nessuna scalata in vita mia, non ero quasi mai stato in montagna, eppure avevo deciso di provarci. Non dimenticherò mai la fatica di quella notte e l’esplosione di gioia provata una volta in vetta. Le prime volte non si scordano mai, e in Sud America ne ho vissute davvero tante.
Durante tutti i quattordici mesi sono sempre stato positivo, ho seguito il mio istinto e le mie sensazioni, cose fondamentali in viaggio e nella vita, e non ho mai avvertito nessuna sensazione di pericolo. Ovviamente sono stato anche fortunato, perché senza fortuna non si va da nessuna parte, però ho fatto di tutto per evitare qualsiasi inconveniente.
Il Brasile e l’arte di vivere il presente
L’unico momento in cui ero un po’ più pensieroso o preoccupato è stato durante le settimane precedenti al mio ingresso in Brasile. Avevo sentito così tante storie spiacevoli che mi avevano messo un po’ in ansia, fino a quando un giorno, durante il trekking per raggiungere la Laguna de los Tres in Patagonia, mi sono fermato, mi sono guardato intorno e ho pensato che era assolutamente inutile preoccuparsi di ciò che sarebbe successo in Brasile: così facendo non mi sarei goduto il presente in uno dei luoghi più belli della Terra e avrei vissuto con angoscia l’attesa del futuro. Da allora la mia mente è stata sgombra da ogni pensiero negativo, e durante i tre mesi di permanenza nel Paese più grande del Sud America ho vissuto solo esperienze e incontri bellissimi.
Ero pronto? Per alcune cose sì, per altre no, ma lo sono diventato durante il mio percorso di crescita. Non sapremo mai se saremo pronti o meno, finché non muoviamo il primo passo e ci lanciamo verso nuove sfide. Ero partito per vivere un sogno e per mettermi in gioco. Sono tornato con nuova consapevolezza, nuove conoscenze e con un bagaglio di esperienze inestimabile.
Domande frequenti sul viaggio zaino in spalla in Sud America
Quanto dura un viaggio zaino in spalla in Sud America?
Dipende da quanto vuoi vedere e dal ritmo con cui viaggi. Il Sud America è un continente enorme: il mio viaggio doveva durare sei mesi, ma dopo il primo mese in Colombia ho capito che non bastava. Alla fine sono rimasto quattordici mesi. Per attraversare il continente da nord a sud in modo non frettoloso, ti consiglio di mettere in conto almeno sei mesi.
È pericoloso viaggiare da soli in Sud America?
È una domanda che mi sentivo fare spesso prima di partire. La mia risposta, dopo quattordici mesi in solitaria, è che il Sud America è un continente sicuro se viaggi con buon senso e segui il tuo istinto. Ho attraversato Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile, Argentina e Brasile senza mai trovarmi in una situazione di pericolo reale. Il momento di maggiore ansia, curiosamente, non è arrivato sul posto ma nelle settimane prima di entrare in Brasile: una preoccupazione che si è rivelata del tutto infondata.
Come si impara lo spagnolo viaggiando?
Dalla necessità, prima di tutto. Nei primi giorni in Colombia non sapevo dire quasi nulla: i colombiani mi aiutavano con la pazienza e la disponibilità che li contraddistingue. Ogni giorno imparavo parole nuove, costruivo frasi, sbagliavo e riprovavo. Dopo un paio di mesi riuscivo a comunicare con chiunque. Il segreto è immergersi: non aspettare di sapere la lingua per parlare, ma parlare subito e imparare dagli errori.
Bisogna avere un itinerario preciso per girare il Sud America?
Avevo scelto sei luoghi che volevo assolutamente vedere: per il resto, libertà totale. Non avere un programma fisso è stata, per me, la scelta giusta. Un itinerario dettagliato può rassicurare, ma rischia di trasformare un viaggio in una lista di spunte. Il Sud America premia chi sa fermarsi, cambiare piano e restare in un posto più del previsto.
È necessaria un’assicurazione di viaggio per il Sud America?
Sì, senza dubbi, specialmente per un viaggio lungo. Le emergenze mediche all’estero possono costare cifre importanti, e in alcuni paesi del continente il sistema sanitario pubblico non è accessibile allo stesso modo che in Europa. Per i miei viaggi mi affido a Heymondo, che offre coperture flessibili anche per viaggi di lunga durata. Per te, che leggi Vita da Wanderlust, c’è uno sconto del 10% su Heymondo!
Conclusione
Quattordici mesi zaino in spalla in Sud America mi hanno insegnato più di qualsiasi altro periodo della mia vita. Mi hanno insegnato che la paura è quasi sempre più grande del pericolo reale, che il tempo è l’unica cosa che non si recupera e che la libertà ha un sapore preciso: quello di svegliarti senza sapere dove sarai a dormire quella sera.
Se stai pensando di partire e aspetti il momento giusto, ti dico quello che avrei voluto sentire prima di fare quel volo: non esiste un momento giusto. Esiste solo il coraggio di fare il primo passo.
Hai mai fatto un lungo viaggio zaino in spalla che ti ha cambiato? O stai ancora aspettando di farlo? Raccontamelo nei commenti.
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6 commenti
Ho letto il tuo articolo, hai avuto tantissimo coraggio e perciò ti ammiro, lasci tanta positività e curiosità, è difficile abbandonare tutto quello che può essere concreto e vivere realmente la propria vita. Bravo Fabio
Grazie Giusi. Io credo che ognuno di noi debba provare a vivere la vita che sogna, perché non avremo altre possibilità per farlo.
Ciao! sto programmando un giro tra Cile Bolivia Argentina e Perù… ho letto vari articoli sulle problematiche legate all’altitudine… hai qualche suggerimento in merito? È vero che bisogna procedere con un itinerario che gradualmente ti espone ad altitudini maggiori? Hai avuto malessere fisico in qualche escursione e, se si, come l’hai gestita?
Si accettano consigli! Grazie in anticipo 🙂
Ciao Susy, come hai scritto, per evitare i problemi legati all’altitudine basta acclimatarsi. Per farlo devi salire gradualmente, ma tranquilla che non avrai nessun problema, a meno che tu non vada da 0 a 5000 m in un giorno. Io non ho avuto nessun tipo di problema, nonostante sia arrivato a più di 6400 m. Nel caso dovessi aver bisogno, durante un trekking in altura potresti masticare le foglie di coca e prima d’iniziarlo bere una tazza calda di mate di coca. Hai scelto dei Paesi meravigliosi e se dovessi aver bisogno di qualche consiglio, chiedi pure, altrimenti buon viaggio 😉
Ciao meraviglioso contenuto! Grazie di portare questa entusiasmante esperienza!! Una domanda, come hai fatto con i vari permessi per il tuo soggiorno in quei mesi?
Ciao Sara, grazie mille :-D. Viaggiare in Sud America è molto semplice, perché non hai bisogno di nessun visto per entrare nei vari Paesi e puoi restarci per 90 giorni.