Matrimonio a Koh Tao: avevo giurato di non sposarmi mai (e invece…)

da Fabio Dentico
Matrimonio a Koh Tao

Matrimonio a Koh Tao: avevo giurato di non sposarmi mai (e invece…)

Non avevo mai pensato di sposarmi. Non era una di quelle frasi che si dicono per sembrare originali: era davvero così. Ho partecipato a talmente tanti matrimoni di amici che, con tutta l’esperienza accumulata, avrei potuto avviare una carriera da wedding planner. Ma ogni volta che qualcuno mi guardava e diceva “il prossimo sei tu, Fabio”, la mia risposta era sempre la stessa: il matrimonio non era roba per me.

Eppure, un pomeriggio di metà luglio, mentre il sole scendeva lento sull’oceano colorando il cielo di sfumature che non saprei descrivere a parole, mi sono ritrovato in ginocchio su una spiaggia deserta del Francois Peron National Park, in Western Australia, a chiedere a Marika di sposarmi. Le ho detto solo una cosa: volevo farlo all’estero, in un posto che ci somigliasse davvero.

Quel posto, mesi dopo, si sarebbe rivelato essere Koh Tao, una piccola isola nel Golfo del Siam che non avevamo mai sentito nominare. Niente location elegante prenotata con anni di anticipo. Niente centinaia di invitati. Solo noi, le nostre famiglie, un posto bellissimo e la sensazione che fosse tutto al suo posto. Questo è il racconto del nostro matrimonio a Koh Tao.

In questo articolo:

1. La proposta impossibile nel Western Australia
2. Dove sposarsi all’estero: la ricerca della location
3. Perché Koh Tao: il primo impatto e la svolta
4. Il View Point Resort: la location giusta per noi
5. Una settimana sull’isola con le famiglie
6. Il giorno del matrimonio
7. Matrimonio simbolico o legale in Thailandia: cosa sapere
8. Conclusione

Questo articolo contiene link affiliati a strutture che abbiamo scelto e utilizzato personalmente durante il nostro matrimonio a Koh Tao. Se prenoti tramite i link presenti, potrei ricevere una piccola commissione senza alcun costo aggiuntivo per te. Racconto solo esperienze vissute in prima persona.

Sono Fabio, travel blogger e fotografo specializzato in viaggi outdoor e avventure in natura selvaggia. Da anni esploro il mondo zaino in spalla, documentando culture autentiche e percorsi fuori rotta. Condivido solo esperienze vissute in prima persona: consigli pratici, costi reali e nessun filtro. Il mio obiettivo è aiutarti a pianificare viaggi autentici, non farti solo sognare. Seguimi su Instagram @vitadawanderlust.

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La proposta impossibile nel Western Australia

Per capire come siamo arrivati a Koh Tao bisogna partire da qualche mese prima, da quel pomeriggio al Francois Peron National Park. Stavamo percorrendo il nord del Western Australia e io avevo in testa quella proposta da un po’. Il posto era perfetto: una spiaggia deserta, il silenzio assoluto rotto soltanto dal vento, il mare che cambiava colore man mano che il sole si abbassava verso l’orizzonte. Marika guardava l’oceano e io mi sono inginocchiato.

Il suo stupore è stato totale. La prima domanda, dopo qualche secondo di incredulità, è stata più o meno: “stai scherzando?”. No, non stavo scherzando. E le ho spiegato subito che la mia idea di matrimonio era agli antipodi rispetto a tutto ciò che avevo sempre visto. Niente abito che ti soffoca, niente menù da scegliere un anno prima, niente location da prenotare tre anni in anticipo perché “funziona così”. Nella mia testa c’era qualcosa di semplice, in un posto bellissimo, a piedi scalzi.

Le ho anche detto questo: volevo sposarmi all’estero, prima di rientrare in Italia. Allora, secondo i nostri piani iniziali, avremmo dovuto trascorrere in viaggio ancora più di un anno. I piani poi sono cambiati, ma questa è un’altra storia.

Dove sposarsi all’estero: la ricerca della location

Una volta che Marika ha metabolizzato che non stavo scherzando, e ci sono voluti alcuni giorni, abbiamo iniziato a fantasticare. Durante le ore di guida attraverso i paesaggi del nord del WA ne abbiamo parlato tanto. Le Fiji erano la prima opzione, poi le Filippine: due arcipelaghi che sogniamo ancora di visitare. Ma c’era un problema di fondo. Non ci eravamo mai stati, e il luogo del nostro matrimonio doveva rispecchiare davvero chi siamo, non corrispondere a un’immagine da brochure che non avevamo mai vissuto in prima persona. Prima di scegliere, dovevamo andarci.

Nel frattempo, parlando con le nostre famiglie, è emersa un’altra variabile: la logistica. Raggiungere le Fiji o le Filippine non è banale, soprattutto per chi non è abituato a voli lunghi e scali. È stata mia sorella, con la sua solita pragmaticità, a dire: “Perché non la Thailandia?”. La mia risposta istintiva è stata no, senza pensarci troppo. Non avevo un interesse particolare per quel Paese. Ma parlando con Marika, abbiamo capito che la proposta aveva senso. La Thailandia è ben collegata con l’Italia, a patto però di trovare un posto che ci somigliasse davvero.

Abbiamo iniziato a cercare. Wedding planner, resort, ville private. Molte proposte erano bellissime ma lontane anni luce dal nostro modo di essere: resort enormi, pacchetti lusso, cerimonie da rivista. Noi cercavamo qualcosa di piccolo, raccolto, semplice. Poi, quasi per caso, abbiamo trovato una wedding planner che operava su una piccola isola del Golfo del Siam: Koh Tao. Non ne avevamo mai sentito parlare. Le foto sui suoi canali social erano incoraggianti. Una videochiamata con Carolina, la wedding planner, fu decisiva: saremmo andati a vederla di persona.

Perché Koh Tao: il primo impatto e la svolta

Il primo impatto con Koh Tao è stato pessimo. Lo dico senza filtri, perché sarebbe inutile raccontare il contrario. Arrivati al molo, eravamo circondati dalla confusione, dal caldo umido che ti avvolge come una coperta bagnata e dall’inevitabile stanchezza di chi viene da un viaggio molto lungo. I primi due giorni li ho passati convinto di aver fatto un errore.

Poi qualcosa è cambiato. Stavamo alloggiando nella parte sud dell’isola, quella più tranquilla, al Koh Tao Tropicana Resort. Una struttura basica, tra le più economiche dell’isola, ma direttamente sul mare e con un’atmosfera rilassante che dopo mesi di viaggio intenso era esattamente il rifugio di cui avevamo bisogno.

Dal terzo giorno in poi, Koh Tao ha iniziato a parlarci in modo diverso. La vegetazione fitta, il cibo straordinario, le spiagge con la sabbia bianca e le palme alte che si piegano sull’acqua cristallina. La bianchissima Shark Bay. Il mare trasparente di Aow Luek. La spiaggia di Freedom Bar, dove abbiamo nuotato con gli squali pinna nera senza nemmeno cercarlo. E i tramonti dai punti panoramici, quelli che ti fanno stare in silenzio perché non hai niente da aggiungere.

Koh Tao è un luogo che ti entra dentro per quello che è, non per quello che ti aspetti. E questo, alla fine, era quello che cercavamo per il nostro matrimonio.

Koh Tao – View Point Resort

Il View Point Resort: la location giusta per noi

Con Carolina avevamo stretto fin dai primi messaggi un’empatia genuina: entusiasta, innamorata del suo lavoro e di quell’isola, ci aveva convinto a prendere il volo solo con la sua energia. Ma la spiaggia che ci aveva proposto per la cerimonia, quella che in foto sembrava ottima, dal vivo era meno di quanto immaginassimo. Un po’ deludente, devo essere onesto. Per fortuna avevo contattato anche un altro posto: il View Point Resort.

Quando ci siamo arrivati, ho capito subito. La struttura è immersa nella giungla, costruita tutta in legno e pietra, con una vegetazione così densa da sembrare di essere dentro un film. Ma con il mare davanti. Ad accoglierci c’era Franzi, un’altra persona che era venuta a Koh Tao in vacanza e non era più tornata indietro: abbiamo scoperto che è un fenomeno diffusissimo su quest’isola, e dopo averci passato un po’ di tempo non faccio fatica a capirne il motivo. Franzi è stata professionale e diretta: ci ha mostrato ogni angolo della struttura, le camere, le possibili aree cerimonia, alcune decorazioni di esempio. Nessuna promessa eccessiva, nessuna pressione commerciale.

Durante la visita di una delle possibili aree per la cerimonia, è apparso un serpente verde, bellissimo, che si muoveva lento tra la vegetazione come se fosse lì per caso. Ho guardato Marika e le ho detto: “Solo per questo voglio sposarmi qui.” Lei ha riso. Ma non stavo scherzando del tutto.

Quando siamo usciti, ci siamo guardati e non c’era niente da aggiungere. Era quella.

Nei mesi successivi tutto si è organizzato con una naturalezza che non avevo mai sperimentato in nessun tipo di pianificazione: email con Franzi per il fotografo, la parrucchiera per Marika, i fiori per gli addobbi. Nessuno stress. Avevamo scelto il 28 aprile come data. Le nostre famiglie sapevano solo questo e il nome dell’isola. Per il resto, era tutto da scoprire.

Koh Tao – Famiglia al completo

Una settimana sull’isola con le famiglie

L’idea era di vivere una vera vacanza insieme, non solo di organizzare un evento. Volevamo che le nostre famiglie scoprissero Koh Tao giorno per giorno, senza sapere niente in anticipo. Sapevano la data e l’isola. Per il resort, per la location, per tutto il resto: sorpresa totale. Ed è riuscita alla grande. Quando hanno visto le camere al View Point, le espressioni sui loro volti non avevano bisogno di traduzione.

Abbiamo trascorso quella settimana in scooter, scorrazzando per l’isola, trovando spiagge, mangiando cibo thailandese che nessuno di loro aveva mai assaggiato, ridendo probabilmente più del solito. C’erano solo i genitori e la sorella di Marika e i miei genitori con mia sorella e il suo fidanzato: poche persone, ma le più vicine e importanti. Non è scontato avere due famiglie che si trovano bene insieme, e io e Marika ce lo siamo ripetuti più volte durante quella settimana. È stata una fortuna rara.

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Dopo quella settimana insieme, le famiglie sono ripartite. I miei genitori no: sono rimasti con noi ancora un po’ e abbiamo viaggiato insieme per la Thailandia. Era la prima volta che uscivano dall’Europa, e portarli nel mio mondo, quello fatto di spiagge lontane, mercati notturni, cibo che non conoscevano, è stata un’esperienza che non dimentico. Le loro facce sorprese valevano da sole il viaggio.

Il giorno del matrimonio

La mattina era iniziata come tutte le altre: colazione sul mare, il cielo azzurro, quel caldo umido che non ci aveva mai abbandonato. Nessuna uscita programmata. Solo relax. Avevamo la piscina privata in camera, nascosta dalla vegetazione con vista sul mare, e due ambienti separati in modo che io e Marika potessimo prepararci senza vederci.

Stavo ancora nuotando quando un grosso varano, lungo più di un metro, è caduto da uno degli alberi circostanti con un gran baccano. Si è fermato un istante, mi ha guardato come se non fossi affar suo, poi ha proseguito tranquillamente per la sua strada. Difficile trovare un modo migliore di iniziare un giorno di matrimonio, almeno per uno come me che di questi incontri non si stanca mai.

Alle dodici è arrivata la parrucchiera per Marika. Poco dopo, uno di quei temporali tropicali che durano il tempo di un respiro ha scaricato acqua su tutto il resort. Ho pensato subito al peggio, ma era finita nel giro di mezz’ora e il sole era tornato più forte di prima. Sono andato a controllare l’area della cerimonia: le grandi foglie tropicali erano lucide, di un verde così intenso da sembrare quasi irreale. Il prato aveva assorbito tutto. L’arco era pronto. Nessun intoppo.

Cerimonia della sabbia

La cerimonia è stata officiata da un signore svizzero che parlava un italiano perfetto e aveva scelto Koh Tao per la pensione. Aveva un modo di parlare pacato e misurato che trasmetteva una calma contagiosa. A piedi scalzi sul prato, ci ha accompagnato con parole dolcissime, alternate alle letture delle nostre mamme e sorelle. Lacrime, tante, forse troppe in certi momenti. Anche da parte mia, non lo nego.

Io indossavo una camicia di lino bianca e dei pantaloni color sabbia. Marika un vestito in lino, semplice e perfetto per quel caldo e per quel posto a pochi passi dal mare. Poi, mentre io ero già sotto l’arco, Marika ha percorso il tappeto di petali bianchi a braccetto con suo padre, diretta verso di me.

Proprio in quel momento, alle spalle dell’arco, è apparso un arcobaleno. Uno di quelli veri, completi, che tagliano il cielo da parte a parte. E ho pensato solo a lei. A quanto fosse bella, certo, ma soprattutto a tutto quello che lei rappresenta e a quello che da quel momento avremmo costruito insieme. Di questo, e di quanto Marika abbia cambiato il mio modo di viaggiare e di guardare le cose, ne parlo nell’articolo su viaggiare da soli o in coppia.

Ci siamo scambiati le fedi. Poi abbiamo fatto la cerimonia della sabbia: due colori diversi, sabbia naturale per Marika e verde per me (il mio colore preferito da sempre), versati insieme in un contenitore di vetro a forma di cuore. Due sfumature che si mescolano senza sparire. Semplice, e forse proprio per questo così nostra.

La sera, cena thailandese sotto le palme e il cielo stellato, accompagnata dal suono del mare che arrivava dalla riva e dalla musica dal vivo di un sassofonista e una cantante che si alternavano tra loro. Poi tutti in piscina, fino a quando un acquazzone improvviso ha causato un blackout generale. Siamo rimasti in acqua al buio, con la pioggia che ci cadeva in faccia, e nessuno aveva voglia di smettere.

Matrimonio simbolico o legale in Thailandia: cosa sapere

Vale la pena fare subito chiarezza, perché in molti me lo chiedono: il nostro matrimonio a Koh Tao è stato una cerimonia simbolica. Bellissima, significativa, reale per noi in ogni senso, ma senza valore legale in Italia.

Per sposarsi legalmente in Thailandia come coppia di stranieri il processo è più articolato. Entrambi devono ottenere un certificato di stato libero dall’ambasciata italiana a Bangkok, farlo tradurre e legalizzare dal Ministero degli Esteri thailandese, per poi registrare il matrimonio presso un ufficio di stato civile locale, chiamato Amphur. La procedura richiede diversi giorni e la presenza fisica in una città con strutture consolari adeguate: Koh Tao non è tra queste.

Noi avevamo inizialmente valutato la Malesia come alternativa per la parte legale. Avevo contattato l’ambasciata italiana e gli enti locali preposti, avevamo iniziato a raccogliere la documentazione necessaria con le relative traduzioni certificate. Poi le circostanze sono cambiate e abbiamo deciso di rientrare in Italia prima del previsto. A quel punto la soluzione più semplice era anche la più ovvia: matrimonio civile al comune, una cerimonia breve e concreta durata meno di dieci minuti, e poi Koh Tao per celebrare.

Se stai valutando lo stesso percorso, questa combinazione funziona bene: parte legale in Italia, cerimonia nel posto che ami. Non devi scegliere tra la burocrazia e il sogno. Puoi fare entrambe le cose, ciascuna al suo posto.

Sul periodo: i mesi da dicembre ad aprile sono i più indicati, con meno piogge e clima più stabile. Noi ci siamo sposati a fine aprile, giusto prima dell’inizio della stagione delle piogge. Il temporale del mattino è durato meno di trenta minuti e non ha cambiato nulla, anzi. Per raggiungere l’isola dall’Italia non esistono voli diretti: il percorso più comune è un volo per Bangkok (i biglietti li confronto sempre su Skyscanner), poi un volo interno o il treno fino a Surat Thani o Chumphon, e infine il traghetto. Per traghetti e trasferimenti uso 12go: prezzi fissi e niente sorprese.

Conclusione

C’è solo una cosa che cambierei. La fotografa: le foto erano venute malissimo, sovraesposte, mosse, sfocate. Un disastro. Il paradosso perfetto per uno come me, che vive di immagini e sa benissimo cosa vuol dire una foto rovinata. Il giorno più importante della mia vita, e il reportage era da buttare. Se stai organizzando un matrimonio a Koh Tao o altrove, scegli la fotografa con la stessa cura con cui scegli la location. È l’unico consiglio che ti do con assoluta certezza.

Per il resto, non avrei mai creduto che un matrimonio potesse essere tutto questo. Non avrei mai creduto di essere quell’uomo inginocchiato sul prato, a piedi scalzi, con le lacrime agli occhi, a guardarla camminare verso di me sotto un arcobaleno. Marika ha stravolto il mio modo di viaggiare, di guardare le cose, di stare nel mondo. E quel 28 aprile a Koh Tao, con le nostre famiglie, un varano caduto dagli alberi, la pioggia tropicale, la musica dal vivo e un blackout in piscina, è stata una delle giornate più belle della mia vita. Non avrei potuto chiedere di più.

Una delle prime cose che ci siamo detti subito dopo, Marika, le nostre famiglie e io, è stata: “Ma è già finito? Lo rifacciamo?” Eravamo tutti così felici che nessuno aveva voglia che finisse. Koh Tao e il View Point faranno parte per sempre dei nostri ricordi. E un giorno, spero non troppo lontano, quei luoghi ci rivedranno.

Se stai pensando a un matrimonio all’estero, in Thailandia o altrove, scegli un posto che rispecchi davvero chi sei, non quello che sembra più bello nelle foto. Koh Tao per noi era proprio questo. E lo è ancora.

Hai domande sull’organizzazione o vuoi sapere di più sull’isola? Lasciami un commento qui sotto. A breve pubblico anche un articolo dedicato su cosa vedere e fare a Koh Tao. Nel frattempo, puoi seguire i nostri viaggi su Instagram @vitadawanderlust, leggere di dove tutto è iniziato al Francois Peron National Park, o scoprire perché viaggiare in coppia ha cambiato tutto per me.

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