Me lo chiedono spesso: è meglio viaggiare da soli o in coppia? Di solito chi me lo chiede si aspetta una risposta secca, un vincitore assoluto. Invece la verità è più articolata. Ho vissuto entrambe in modo profondo: quattordici mesi in solitaria in Sud America e, dal 2021, in giro per il mondo con Marika. Esperienze diverse, entrambe vere, entrambe mie. In questo articolo ti racconto com’è stato davvero, tra momenti difficili e scoperte inaspettate, per aiutarti a capire quale sia la dimensione giusta per te in questo momento.
Menù rapido:
- Cosa mi ha dato il viaggiare da solo
- Cosa ha cambiato viaggiare con Marika
- La cosa più difficile che nessuno dice
- Sicurezza: viaggiare da soli o in coppia, chi rischia di più?
- Viaggiare da soli o in coppia: quanto si spende davvero?
- Socializzare: il mito del viaggiatore solitario
- Essere in coppia non esclude il viaggio in solitaria
- Viaggiare da soli o in coppia: devo partire da solo o aspettare?
- Domande frequenti
Questo articolo contiene link affiliati. Se prenoti tramite i link presenti, ricevo una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te. Consiglio solo servizi che uso o ho usato personalmente.
Se ancora non mi conosci, sono Fabio, travel blogger e fotografo specializzato in viaggi outdoor e avventure in natura selvaggia. Ho viaggiato 14 mesi in solitaria in Sud America e, dal 2021, in giro per il mondo con Marika — quindi so bene cosa significa stare dall’una e dall’altra parte. Condivido solo esperienze vissute in prima persona: consigli pratici, costi reali e errori da evitare. Il mio obiettivo è aiutarti a pianificare viaggi autentici, non farti solo sognare. Seguimi su Instagram per altri contenuti e ispirazione @vitadawanderlust.
Che tu parta da solo o in coppia, un’assicurazione viaggio è la prima cosa da mettere nello zaino. Io uso Heymondo: copertura medica, annullamento, bagagli — tutto in un’app. Ottieni uno sconto esclusivo con il mio link: scopri Heymondo.
Cosa mi ha dato il viaggiare da solo
Quando sono partito per il Sud America, venivo da anni di relazione e anni di viaggi fatti con compromessi — sulle date, sulle mete, su chi veniva. Non è una critica a nessuno, è semplicemente la realtà: quando sei in due, le variabili raddoppiano. E io volevo azzerarle.
La libertà vera, non quella da cartolina
In quei quattordici mesi ho capito cosa significa davvero la parola libertà. Non la libertà da cartolina, quella che si pubblica sui social. Quella concreta, fisica, quotidiana: svegliarsi senza sapere dove si andrà, scegliere una deviazione all’ultimo secondo, fermarsi tre giorni in più in un posto perché ti è piaciuto. Nessuno con cui negoziare, nessun “ma io preferivo andare là”. Solo tu e la strada.
Le persone che incontri viaggiando da soli
La seconda cosa — e questa è collegata alla prima — è stata la quantità di persone che ho incontrato. Quando sei solo, hai un campo magnetico diverso. Le persone si avvicinano più facilmente. Puoi essere seduto a cena e ritrovarti a parlare con uno sconosciuto per tre ore. In Bolivia ho conosciuto una guida turistica, una ragazza madre con due figli, con cui sono entrato subito in sintonia. Mi ha fatto conoscere La Paz per come la viveva lei, non come la raccontano le guide, e quando ha saputo che ero in viaggio da sette mesi da solo mi ha invitato alla prima comunione della sua figlia maggiore. Otto anni dopo, quella mattina la ricordo ancora come se fosse ieri.
E poi c’è l’aspetto delle lingue. Quando sei solo, sei costretto a parlare. Non puoi rifugiarti in un angolo con il tuo compagno di viaggio a usare l’italiano come zona di comfort. In quei mesi ho imparato lo spagnolo, il portoghese e ho migliorato l’inglese. Non nei corsi — ma viaggiando, parlando con chiunque avesse voglia di ascoltarmi.
Fidarsi del proprio istinto viaggiando da soli o in coppia
C’è però un altro insegnamento, meno glamour degli altri: che tu stia valutando di viaggiare da soli o in coppia, il viaggio ti costringe ad ascoltare il tuo istinto. E il tuo istinto, se lo alleni, di solito non sbaglia. A Lima, in Plaza de Armas, un tizio mi si avvicinò con tanta parlantina e poca energia positiva. Mi propose di andare a bere un Pisco Sour. Il mio istinto diceva no. Non l’ho ascoltato.
Arrivati al locale si unì a noi anche un suo amico — nel frattempo avevano ordinato diverse bevande — e al momento di pagare il conto tirò fuori la scusa classica: non aveva soldi. Mi aveva invitato solo per bere gratis. La cosa mi diede molto fastidio. Pagai il mio conto, me ne andai, e dissi al proprietario quello che era successo. Lui conosceva già quel tipo — non era la prima volta — e mi disse di non preoccuparmi, che se la sarebbe vista lui con lui. Una lezione in tasca su come certe situazioni si leggono prima che succedano. Da quella volta, ho iniziato a fidarmi di più di quello che sento.
La vera difficoltà solitaria? La racconto con onestà: nella Valle di Cochamò, in Cile, mi sono perso nella boscaglia, inzuppato di pioggia, infangato, con lo zaino pesante. Per un bel po’ non sapevo cosa fare e ho iniziato a urlare nella vegetazione — non perché qualcuno potesse sentirmi, ma perché avevo bisogno di scaricare. Poi ho respirato, ho ripreso il controllo, e sono venuto fuori. Quel momento, più di qualsiasi tramonto, mi ha insegnato cosa significa stare davvero con se stessi. Ne ho scritto in dettaglio nell’articolo sulla Valle de Cochamò.
Cosa ha cambiato viaggiare con Marika
La prima cosa onesta da dire è questa: senza Marika, probabilmente non avrei mai vissuto due anni in Australia. Non perché lei me lo abbia proposto — ma perché da solo, quell’idea non mi sarebbe nemmeno venuta in mente. Il viaggio in coppia apre porte diverse. Non migliori o peggiori — diverse.
Il ritmo cambia: dal nutrirsi al godersi
Con lei ho scoperto un ritmo che non conoscevo. Da solo mangiavo per necessità — uno snack, quello che capitava, qualcosa di veloce. Lei è appassionata di cucina, di cibo autentico, di posti che rispecchiano chi ci va. Grazie a lei ho iniziato a dare importanza a dove ci sedavamo a cena. Non posti di lusso — posti veri. Come quella piccola pizzeria a Siargao: palme, brezza marina, la luce che cambiava sul mare. Da solo, avrei trovato qualcosa di economico e sarei andato avanti. Con lei, quella cena è diventata un ricordo.
La logistica in coppia: ognuno fa il suo
Dal 2021 viaggiamo insieme — Australia, Indonesia, Filippine, Borneo, Madeira e non solo — e in questi anni ho capito che il viaggio in coppia ha una logistica tutta sua. Tutto diviso in modo naturale: io mi occupo degli spostamenti, dei tour operator, di strappare le condizioni migliori; lei delle strutture dove dormire e dei posti dove mangiare. Non l’abbiamo mai deciso seduti a un tavolo — è venuto da sé, ognuno secondo i propri punti di forza.
E poi c’è la fotografia. Da solo scattavo paesaggi, fauna, e molte foto a me stesso — la mia parte narcisista era ben evidente, devo ammetterlo. Con Marika ho scoperto un soggetto che non si stanca mai: lei che cammina su una cresta, stanca, con i segni del trekking sul viso. Lei rilassata su una spiaggia al tramonto. Il Borneo è stato il momento in cui ho capito quanto siamo diventati un team: durante tre giorni di safari fotografico, con animali che scomparivano nel giro di secondi, era impossibile fare foto e video contemporaneamente. Io scattavo, lei filmava. Nessuno parlava, ci capivamo al volo.
Trovare qualcuno con cui guardare nella stessa direzione è una fortuna. Trovare qualcuno che guarda nella stessa direzione di una vita fuori dagli schemi — dove ai percorsi classici scegli una strada sterrata senza sapere dove porta — è una fortuna rara e ancora più grande.
Ho conosciuto tante coppie che si amavano profondamente, ma avevano idee diverse di vita. Per loro, purtroppo, viaggiare insieme non ha funzionato. Il viaggio non è una vacanza: è una convivenza h24 in condizioni non sempre comode. Rivela tutto e in fretta.
La cosa più difficile che nessuno dice
Tutti parlano di compromessi quando si parla di viaggiare da soli o in coppia. “Bisogna scendere a compromessi.” Sì, certo — ma non è questo il punto. Il punto è un altro, e quasi nessuno lo dice: stare insieme ventiquattro ore su ventiquattro, per settimane o mesi, non è naturale. Non lo è nemmeno per le coppie più solide.
Ognuno ha bisogno di spazio. Non di spazio fisico — di spazio mentale, di momenti in cui non si deve rendere conto a nessuno nemmeno di quello che si pensa. Con Marika abbiamo imparato presto a ritagliarci quei momenti senza sentirsene in colpa. Se lei vuole leggere sul divano dell’ostello mentre io vado a fare foto, nessuno dei due deve giustificarsi. Se io voglio alzarmi all’alba da solo per un’uscita fotografica, lo faccio. Questo non è un segnale che qualcosa non va — è il contrario.
C’è poi la stanchezza, che in viaggio diventa amplificata. Dopo due anni tra Australia e Indonesia, eravamo esausti entrambi — Marika un po’ di più, perché le mancavano le nipotine. Una mattina a Medan, durante una colazione qualunque, le ho proposto di tornare. Non è stato un fallimento. È stata una scelta condivisa, onesta, presa guardandosi negli occhi. Il viaggio non è una maratona da finire a tutti i costi.
Sicurezza: viaggiare da soli o in coppia, chi rischia di più?
Da solo non ho mai vissuto situazioni di pericolo reale — solo quella del pisco sour a Lima, che era più una truffa di bassa lega che un vero rischio. Ma da quando viaggio con Marika, sono molto più attento. Non perché lei non sappia badare a sé stessa — ma perché la responsabilità raddoppia. Da solo, se fosse successo qualcosa, avrei dovuto pensarci solo io. Ora mi preoccupo anche per lei.
Questo si riflette nelle scelte pratiche: strutture con recensioni verificate su Booking.com, orari di rientro, quartieri dove andare o evitare. Da solo ero più “avventuroso” nelle scelte logistiche — aprivo Booking, ordinavo dal più economico in su, e via. In coppia, la location e la pulizia della struttura diventano criteri veri.
Un’assicurazione viaggio è essenziale in entrambi i casi. Io non parto mai senza Heymondo: copertura medica completa, assistenza h24, tutto gestibile dall’app. Trovi il mio link con sconto esclusivo qui.
Viaggiare da soli o in coppia: quanto si spende davvero?
Dipende dalla destinazione e dal tipo di viaggio. Sul tema “viaggiare da soli o in coppia conviene di più”, la risposta onesta è: dipende dalle voci di spesa. Quando viaggiavo solo e volevo fare un tour privato — come un’escursione in Amazzonia — pagavo tutto da solo. Con Marika dividiamo. Stessa esperienza, metà prezzo.
Il risparmio più immediato è sugli alloggi. In Sud Est Asiatico ci sono destinazioni poco turistiche dove non esistono ostelli con camerate. Da solo ero costretto a pagare una camera doppia per me. In coppia, quella camera la dividiamo — e in un viaggio lungo, ogni euro risparmiato si accumula.
In Australia l’essere in due è stato fondamentale: un Paese caro, con salari alti. Avere un doppio stipendio e dividere le spese fisse ci ha permesso di vivere esperienze che da solo avrei faticato a permettermi. Non è solo un vantaggio economico — è una solidità che dà respiro.
Detto questo: alcuni costi non si dividono. Il volo è doppio. Le attività individuali si moltiplicano. L’idea che viaggiare in coppia costi sempre meno è semplicistica — è vero solo in alcune voci di budget specifiche.
Socializzare: il mito del viaggiatore solitario
Sì, è vero: viaggiare da soli o in coppia cambia radicalmente il modo in cui si socializza. Non è un’opinione — è meccanica sociale. Negli ostelli, nella sala comune, a cena, sei un target naturale per la conversazione. Basta sederti e aspettare. Qualcuno arriva.
In coppia è diverso. Nessuno si siede al tavolo di una coppia a cena. Nessuno interrompe due persone che camminano insieme. Capita nei tour, in contesti strutturati — abbiamo conosciuto coppie fantastiche in giro per il mondo — ma che accada naturalmente, senza cercarlo, è molto più raro.
E non è solo teoria. In quasi tutti i contesti in cui mi sono trovato — dai Workaway agli ostelli, passando per il couchsurfing — c’era sempre qualcuno con cui condividere la fine della giornata. A Quito, la coppia che mi ospitava per il couchsurfing mi portò con i loro amici quasi ogni sera, fino a un weekend di free camping ai piedi di una cascata. In un ostello in Cile, la sera cenavamo tutti insieme intorno al grande tavolo della cucina o giocavamo a carte davanti al camino. La solitudine la scegli tu — non te la impone il viaggio.
Se sei curioso di come funziona davvero il Workaway e cosa aspettarti, ho scritto tutto nell’articolo sulla mia esperienza Workaway. Se invece vuoi sapere di più sul couchsurfing come modalità di viaggio, trovi il mio racconto qui.
Essere in coppia non esclude il viaggio in solitaria
C’è un aspetto che quasi nessuno considera quando si parla di viaggiare da soli o in coppia, e che invece trovo importante dire: stare insieme a qualcuno non significa rinunciare per sempre all’esperienza in solitaria. Le due cose non si escludono.
Può capitare che uno dei due non possa partire — per lavoro, per impegni, per scelta. Può capitare che tu voglia vivere un’avventura specifica che al tuo partner non interessa: una scalata, un trekking impegnativo, un mese in un posto remoto che a lui o lei non dice nulla. In questi casi, partire da soli è non solo lecito — è la cosa giusta da fare. Non è una fuga dalla relazione, è rispetto per se stessi e per l’altro.
Personalmente non mi è ancora capitato di fare un’esperienza in solitaria da quando viaggio con Marika, ma se dovesse capitare — a me o a lei — non ci sarebbe nessun problema. Anzi, credo che un po’ di spazio individuale faccia bene a qualsiasi coppia, anche a quelle più solide. Tornare da un’esperienza vissuta in prima persona, con le proprie energie e le proprie riflessioni, arricchisce anche il viaggio condiviso.
La coppia matura non è quella che fa tutto insieme per forza — è quella che si fida abbastanza da lasciarsi andare ognuno per la propria strada, sapendo che ci si ritrova.
Viaggiare da soli o in coppia: devo partire da solo o aspettare?
Se sei solo e stai aspettando qualcuno con cui partire: non aspettare. Vai. In viaggio incontrerai centinaia di persone, creerai connessioni che non ti aspetti, vivrai un’esperienza che ti cambierà in un modo che nessun viaggio organizzato in gruppo potrà darti. Se sei il tipo che non ha mai viaggiato da solo, inizia con qualcosa di breve — non serve partire quattordici mesi come ho fatto io. Prova una settimana, vedi come ti senti.
Se invece hai la persona giusta accanto e state pensando di partire insieme: fatelo, senza esitare. Il viaggio è il test più onesto che esista per una relazione. Stare h24 insieme, affrontare imprevisti, prendere decisioni rapide, gestire la stanchezza — questo è più rivelatore di anni di appuntamenti serali. Ho conosciuto coppie che si sono scoperte incompatibili dopo una settimana di zaino. E altre che hanno capito di voler stare insieme per sempre proprio in mezzo al niente.
La domanda vera non è “è meglio viaggiare da soli o in coppia?”, ma “hai la persona giusta con cui farlo?” Perché questo fa tutta la differenza.
Se vuoi leggere nel dettaglio la mia esperienza di viaggio in solitaria in Sud America o quella in coppia con Marika, trovi i due articoli completi sul blog.
Domande frequenti su viaggiare da soli o in coppia
È meglio viaggiare da soli o in coppia?
Non esiste una risposta universale a “è meglio viaggiare da soli o in coppia?”. Viaggiare da soli ti dà libertà assoluta, ti spinge a socializzare di più e ti mette di fronte a te stesso in modo diretto. Viaggiare in coppia ti dà condivisione, sicurezza emotiva e — con la persona giusta — esperienze che da solo non avresti mai vissuto. La variabile più importante non è il numero di persone: è lo stato d’animo con cui parti e, nel caso del viaggio in coppia, con chi lo fai.
Viaggiare da soli è pericoloso?
In quattordici mesi in Sud America — Colombia, Perù, Bolivia, Ecuador, Cile, Argentina — non ho mai vissuto situazioni di pericolo reale. Qualche tentativo di truffa di bassa lega, come il classico pisco sour offerto per poi non pagare. Il rischio principale non è la violenza — è non ascoltare il proprio istinto. Informarsi sulla destinazione, seguire le indicazioni degli ostelli locali e fidarsi delle proprie percezioni riduce drasticamente qualsiasi rischio.
Viaggiare in coppia costa meno a testa?
In parte sì. I risparmi maggiori sono sugli alloggi (camera doppia divisa), sui tour privati (costo fisso diviso per due) e sui trasporti privati. Tuttavia, altri costi si moltiplicano — i voli sono sempre doppi, le attività individuali idem. In destinazioni come l’Australia, dove il costo della vita è alto, avere un doppio stipendio e dividere le spese fisse fa una differenza sostanziale nel lungo periodo.
Come si gestiscono i conflitti viaggiando in coppia?
Con onestà e senza drammatizzare. I conflitti in viaggio quasi sempre nascono da stanchezza, non da divergenze profonde. Quando uno è esausto e l’altro meno, la soluzione è fermarsi — non forzare. La cosa più utile che abbiamo imparato io e Marika è ritagliarci spazi individuali senza sensi di colpa: un’uscita fotografica da solo, un pomeriggio di lettura separati. Non è un segnale di crisi — è igiene mentale.
Da soli si socializza davvero di più?
Sì, meccanicamente è così. Negli ostelli e negli spazi comuni, un viaggiatore solo è molto più “avvicinabile” di una coppia. Le conversazioni nascono da sé. Detto questo, anche in coppia si incontrano persone — soprattutto in contesti strutturati come tour, Workaway o esperienze di gruppo. La differenza è che da solo accade spontaneamente; in coppia bisogna cercarla.
Viaggiare da soli o in coppia: la mia verità, in sintesi
Dopo quattordici mesi da solo e dal 2021 in viaggio con Marika, la mia risposta è questa: entrambe le esperienze mi hanno formato, ma oggi farei fatica a immaginare un grande viaggio senza di lei. Non perché non saprei cavarmela — ma perché certi tramonti, certi silenzi, certe fortune non ha senso tenerle solo per sé.
Se sei solo, parti lo stesso. Se hai la persona giusta, portala con te. E se non sei sicuro di avere la persona giusta — il viaggio ti darà la risposta in fretta.
Hai domande sulla tua situazione specifica? Scrivimi a [email protected] — rispondo sempre. E se l’articolo ti è stato utile, condividilo con chi sta cercando di prendere la stessa decisione.
Leggi anche:










